Agenzia Hawzah News – Ogni società, per preservare i propri valori e garantire il bene comune, ha bisogno di una responsabilità condivisa tra i suoi membri. Nell’etica islamica, questo principio si manifesta nel dovere di prendersi cura del destino morale della comunità, attraverso il richiamo alla virtù e il contrasto delle azioni dannose. Tale responsabilità non nasce dalla condanna o dall’imposizione, ma dall’amore, dalla saggezza e dal desiderio di guidare gli altri verso ciò che è giusto. Per questo motivo, il Corano considera l’ordinare il bene e il vietare il male (al-amr bi-l-maʿrūf wa-n-nahy ʿan al-munkar) tra i compiti fondamentali dei credenti, affermando (Sura al‑ʿImrān (3), versetto 104):
وَلْتَكُنْ مِنْكُمْ أُمَّةٌ يَدْعُونَ إِلَى الْخَيْرِ وَيَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ ۚ وَأُولَٰئِكَ هُمُ الْمُفْلِحُونَ
«Tra voi ci devono essere degli uomini che invitino al bene, ordinino la virtù e vietino il vizio, e sono essi i beati!»
La società è come una grande famiglia. Incoraggiare i membri della comunità al bene e rendere consapevoli le persone meno esperte delle conseguenze delle azioni rischiose e sconvenienti, al fine di creare una forma di disciplina sociale, è segno di un legame amichevole e sapiente tra gli uomini di ogni società. Al contrario, il silenzio e l’indifferenza di fronte alle azioni degli amici e dei conoscenti, senza cercare di guidarli, è come se i genitori non facessero alcun passo per orientare i propri figli.
L’essenza dell’amore, della benevolenza e dell’umiltà, unita a una conoscenza e a una consapevolezza adeguate, può rendere dolce l’amaro della predica; al contrario, l’imposizione di leggi eccessivamente rigide e di una disciplina esasperata, sia in famiglia sia nella società, fa sì che le persone crescano in un ambiente colmo di paura e privo di indipendenza. Tali individui, sottoposti costantemente al controllo e agli ordini altrui, in futuro difficilmente potranno agire come dirigenti, guide o decisori indipendenti e premurosi. In questo contesto, il Corano afferma (Sura al‑Tawba (9), versetto 71):
وَالْمُؤْمِنُونَ وَالْمُؤْمِنَاتُ بَعْضُهُمْ أَوْلِيَاءُ بَعْضٍ ۚ يَأْمُرُونَ بِالْمَعْرُوفِ وَيَنْهَوْنَ عَنِ الْمُنْكَرِ وَيُقِيمُونَ الصَّلَاةَ وَيُؤْتُونَ الزَّكَاةَ وَيُطِيعُونَ اللَّهَ وَرَسُولَهُ ۚ أُولَٰئِكَ سَيَرْحَمُهُمُ اللَّهُ ۗ إِنَّ اللَّهَ عَزِيزٌ حَكِيمٌ
«I credenti e le credenti sono amici gli uni degli altri. Ordinano il bene e proibiscono il male, ergono la ṣalāt e danno la zakāħ, e obbediscono a Dio e al Suo Messaggero. Quelli, presto Dio concederà loro misericordia, ché, in verità, Dio è invincibile, saggio»
Ordinare il bene significa guidare chi ha trascurato un dovere obbligatorio e invitarlo ad adempierlo, mentre vietare il male significa orientare e adoperarsi affinché le persone non compiano azioni proibite: si tratta di due doveri tra i precetti fondamentali della religione. L’Islam, rafforzando i valori morali e rendendo gli individui responsabili del destino comune, svolge un ruolo importante nel controllo e nella riforma sociale; nel Corano, infatti, l’ordinare il bene e il vietare il male sono ricordati più volte come un compito specifico della comunità del Profeta, talvolta associati a principi come la fede in Dio e nell’Aldilà o ad atti di culto come la ṣalāt e la zakāt.
A cura di Mostafa Milani Amin

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