Agenzia Hawzah News – La storia delle nazioni non può essere compresa soltanto attraverso le guerre, i governi e gli eventi politici. Nelle profondità della storia esiste un flusso più nascosto e duraturo che determina il destino delle civiltà: il flusso delle idee che aprono nuovi orizzonti, degli ideali che muovono le generazioni e delle personalità che pensano oltre il proprio tempo e contemplano il futuro nello specchio della fede, della razionalità e dell’esperienza storica. Le civiltà, prima ancora di manifestarsi nella pietra e nel ferro, nelle città e negli edifici, nell’industria e nella tecnologia, nascono nell’anima degli esseri umani.
Ogni civiltà nasce da un’idea; da una fede che affonda le sue radici nei cuori, da una speranza che germoglia nell’anima della società e da una volontà che richiama un popolo verso il futuro. Per questo motivo, la storia delle civiltà deve essere considerata, prima di ogni altra cosa, come la storia delle idee e dei grandi esseri umani; individui capaci di costruire un ponte solido tra passato e futuro e di porre davanti alle nazioni orizzonti che superano le limitazioni della loro epoca.
Il mondo islamico, negli ultimi due secoli, ha attraversato una delle fasi più difficili della sua storia. Il progressivo declino dell’autorità politica dei musulmani, l’espansione del colonialismo, il ritardo scientifico, la crisi dell’identità culturale e il dominio intellettuale della civiltà occidentale hanno posto agli studiosi musulmani interrogativi profondi: questioni riguardanti il rapporto tra Islam e modernità, religione e progresso, tradizione e innovazione, indipendenza e globalizzazione. In un simile contesto, la questione centrale non era soltanto la ricostruzione di un governo o la riforma di una società, ma la ridefinizione del ruolo dell’Islam nel futuro del mondo e la possibilità di una rinascita del ruolo civilizzazionale dei musulmani.
La Rivoluzione islamica iraniana deve essere considerata una delle più importanti risposte storiche a tali interrogativi. Essa non fu semplicemente il passaggio da un sistema politico a un altro, ma la riaffermazione della convinzione secondo cui la religione può avere una presenza attiva e ispiratrice nella sfera sociale, culturale, politica e civilizzazionale. Tra le personalità che hanno avuto un ruolo significativo nel proseguimento e nella chiarificazione di questo percorso, l’Ayatollah martire Seyyed Ali Khamenei occupa una posizione particolare e di rilievo.
Più di tre decenni di leadership della Repubblica Islamica dell’Iran hanno contribuito a delineare, nella percezione di molti osservatori interni ed esterni, un’immagine prevalentemente politica di questa figura; tuttavia, ridurre la personalità dell’Ayatollah Khamenei alla sola dimensione politica significa trascurare uno degli aspetti più importanti della sua esistenza.
Dietro le posizioni politiche, le decisioni strategiche e la gestione dei grandi eventi, si colloca un sistema di pensiero e una visione civilizzazionale che, nel corso degli anni, sono stati esplicitati attraverso discorsi, messaggi, scritti e direttive.
In questo sistema intellettuale, l’Islam non è soltanto un insieme di insegnamenti individuali o di riti devozionali, ma una verità viva e generatrice di civiltà; una verità capace di offrire nel mondo contemporaneo un nuovo modello di vita umana. Concetti quali giustizia, progresso, spiritualità, scienza, cultura, indipendenza, resistenza, la comunità islamica, i giovani, la famiglia e lo stile di vita non sono elementi dispersi o separati nel suo pensiero, ma componenti di un sistema coerente che converge verso l’idea di una “nuova civiltà islamica”.
Si può forse affermare che una delle caratteristiche più rilevanti dell’Ayatollah Khamenei sia la sua visione storica e civilizzazionale delle trasformazioni contemporanee. Mentre molte analisi rimangono confinate al livello degli eventi quotidiani e contingenti, egli ha costantemente cercato di interpretare le questioni attuali all’interno di processi storici di lungo periodo. Da questa prospettiva, la Rivoluzione islamica non è semplicemente un evento del 1979, ma l’inizio di un processo storico che può condurre alla rinascita del ruolo civilizzazionale dell’Islam nel mondo contemporaneo.
Il concetto di “nuova civiltà islamica” deve essere considerato il cuore pulsante di questo sistema di pensiero. Tale concetto non rappresenta un invito nostalgico a un ritorno al passato, né una mera imitazione dei modelli di sviluppo prevalenti nel mondo contemporaneo. Esso costituisce piuttosto un tentativo di rileggere le potenzialità dell’Islam in risposta ai bisogni dell’essere umano moderno; un essere umano che, pur beneficiando di straordinari progressi scientifici e tecnologici, si trova ancora ad affrontare crisi di senso, crisi di giustizia, crisi morale e crisi identitaria.
Secondo la prospettiva dell’Ayatollah Khamenei, la civiltà ideale del futuro è una civiltà in cui scienza ed etica, potere e giustizia, libertà e responsabilità, progresso e spiritualità, razionalità e fede non siano in contraddizione tra loro. Una simile civiltà può realizzarsi soltanto attraverso la ricostruzione dell’essere umano, della società e della cultura, e la sua attuazione richiede un processo storico, graduale e continuo.
Il presente scritto rappresenta un tentativo di rilettura delle diverse dimensioni di questa visione civilizzazionale. Il suo obiettivo non è offrire una biografia politica né una semplice esposizione delle opinioni personali dell’Ayatollah Khamenei, bensì cercare di comprendere il sistema di pensiero che sottende molte delle sue posizioni e strategie. Per questo motivo, in questo lavoro si è cercato di analizzare, all’interno di un unico quadro concettuale, nozioni quali la nuova civiltà islamica, la scienza, la giustizia, la spiritualità, la cultura, l’identità, i giovani, la resistenza, l’unità islamica e il futuro del mondo islamico.
È evidente che ogni progetto civilizzazionale è soggetto a critica, valutazione e dialogo, e anche questo scritto non pretende di offrire l’ultima parola in materia. Tuttavia, si auspica che esso possa aprire una finestra per una comprensione più profonda di una delle più importanti correnti di pensiero del mondo islamico contemporaneo e permettere al lettore di familiarizzare con aspetti meno conosciuti di una personalità la cui influenza è indispensabile per comprendere molti dei principali sviluppi intellettuali e politici delle ultime decadi nel mondo islamico.
In un’epoca in cui il mondo si trova sull’orlo di grandi trasformazioni politiche, culturali e civilizzazionali, e in cui la questione del futuro dell’umanità occupa più che mai la mente degli studiosi, diventa sempre più necessario rileggere quelle visioni che cercano di stabilire un legame tra fede e razionalità, tradizione e innovazione, identità e globalizzazione, ideale e realtà. Questa trattazione è articolata e sviluppata in più sezioni: Parte prima: dalla leadership politica alla leadership civilizzazionale.
Nel linguaggio politico contemporaneo, i leader sono generalmente definiti in base al loro livello di influenza politica, al potere esecutivo o alla capacità di gestione delle crisi; tuttavia, nella storia delle nazioni esiste un gruppo di leader il cui ruolo va ben oltre l’amministrazione di uno Stato o la gestione di un’epoca storica.
Questo gruppo di leader cerca di delineare nuovi orizzonti per la vita di una nazione e persino di una civiltà, e attraverso la proposta di un sistema organico di pensiero, cultura e società, contribuisce a modellare il percorso futuro della comunità. Da questa prospettiva emerge il concetto di “leadership civilizzazionale”, una nozione che negli ultimi decenni ha ricevuto crescente attenzione da parte dei ricercatori per descrivere la personalità e il pensiero dell’Ayatollah martire Seyyed Ali Khamenei.
La leadership civilizzazionale può essere intesa come una forma di guida il cui obiettivo non è semplicemente la conservazione delle strutture politiche esistenti, ma la trasformazione delle fondamenta culturali, scientifiche, sociali e spirituali della società, con l’avvio di un nuovo modello civilizzazionale. In questa visione, lo Stato e la politica diventano strumenti al servizio di un fine più ampio: la costruzione dell’essere umano, della società e della civiltà. Un simile approccio è riscontrabile in numerosi discorsi, scritti e programmi strategici, nei quali concetti come “nuova civiltà islamica”, “progresso”, “autonomia intellettuale”, “movimento scientifico”, “stile di vita islamico” e “comunità islamica” sono presentati come parti di un unico sistema coerente.
Una delle caratteristiche distintive dei leader civilizzazionali è la loro visione di lungo periodo dei processi sociali. I leader politici, generalmente, prendono decisioni nell’ambito di orizzonti temporali brevi e di questioni quotidiane, mentre i leader civilizzazionali considerano scenari che si estendono per decenni e persino per secoli. Anche nel pensiero dell’Ayatollah Khamenei è stata più volte sottolineata la necessità di una visione strategica e orientata al futuro. Egli non considera la Rivoluzione islamica semplicemente come un cambiamento politico avvenuto nel 1979, ma come l’inizio di un processo storico che può condurre alla rinascita dell’identità islamica e alla formazione di una nuova civiltà nel mondo contemporaneo.
In questo quadro, la Rivoluzione islamica non è considerata un evento contingente, ma l’inizio di un processo civilizzazionale. Secondo tale visione, la Rivoluzione islamica ha saputo restaurare la fiducia perduta del mondo islamico in sé stesso e dimostrare che la religione può avere una presenza attiva ed efficace nella sfera sociale e politica. Da questa prospettiva, la costituzione del sistema islamico rappresenta soltanto una delle fasi di questo percorso, mentre la società islamica e la civiltà islamica costituiscono le fasi successive di questo processo storico.
Un ulteriore elemento che conferisce alla figura dell’Ayatollah Khamenei una dimensione civilizzazionale è la sua particolare attenzione alla questione della scienza e della conoscenza. In molte grandi civiltà della storia, il progresso scientifico ha rappresentato il preludio alla formazione di una maggiore autorità culturale e sociale.
L’insistenza costante su innovazione, produzione scientifica e teorica, autorevolezza scientifica e indipendenza della conoscenza deve essere compresa proprio in questo contesto. Dal suo punto di vista, una civiltà che non sia in grado di svolgere un ruolo attivo nel campo della scienza e della tecnologia non potrà avere una posizione stabile nella competizione globale.
Allo stesso modo, nel suo pensiero la civiltà non si riduce a un insieme di progressi materiali. A differenza di alcuni modelli principalmente moderni che misurano lo sviluppo attraverso indicatori economici e tecnologici, la civiltà auspicata deve stabilire un equilibrio tra progresso materiale ed elevazione spirituale. Per questo motivo, concetti quali giustizia, etica, dignità umana, famiglia e spiritualità, insieme a scienza e tecnologia, svolgono un ruolo fondamentale nel suo sistema di pensiero. Questa visione integrale dell’essere umano e della società costituisce una delle differenze più importanti tra il modello civilizzazionale qui proposto e molti dei modelli di sviluppo prevalenti nel mondo contemporaneo.
D’altro canto, l’Ayatollah Khamenei non considera la civiltà un fenomeno esclusivamente nazionale. Nei suoi scritti e nelle sue dichiarazioni si fa costante riferimento alla comunità islamica (ummah), alla solidarietà tra le nazioni musulmane e al ruolo del mondo islamico nel futuro dell’umanità. Di conseguenza, la sua visione civilizzazionale non si limita ai confini geografici dell’Iran, ma segue un orizzonte più ampio, nel quale i popoli musulmani, pur preservando la propria diversità culturale ed etnica, possano contribuire attivamente alla costruzione del futuro del mondo.
Di conseguenza, per comprendere in modo accurato la personalità dell’Ayatollah Khamenei non è sufficiente limitarsi alla sua posizione politica o al suo ruolo giuridico-religioso. Accanto alla funzione di autorità religiosa e alla responsabilità di guida politica, egli è portatore di un progetto intellettuale complessivo per il futuro della società islamica; un progetto che intreccia elementi quali scienza, cultura, spiritualità, giustizia, indipendenza, identità e progresso all’interno di un unico sistema organico. Per questo motivo, l’espressione “leader civilizzazionale” può essere considerata più adeguata per comprendere la sua posizione nella storia contemporanea.
Hojjatoleslam Mohammad Hossein Mokhtari
(È opportuno ricordare che il testo sopra sarà pubblicato in forma seriale in quattordici parti, in occasione della commemorazione funebre dell’Imam martire, a Dio piacendo)
Fonte: Settimanale a cura dell’Ufficio Stampa dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Vaticano (26 giugno 2026 / Anno 2 / N. 52)
Riveduto e corretto da Mostafa Milani Amin

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