giovedì 6 agosto 2026 - 08:07
Ex Rialto, il Tar respinge il ricorso contro l'assegnazione gratuita alla comunità ebraica

Diverse associazioni avevano impugnato la delibera del 2025. L'immobile in pieno centro diventerà la succursale del liceo Renzo Levi, anche grazie ai fondi di un imprenditore dell'azzardo che non piace all'UE

Agenzia Hawzah News – Niente da fare, chi ha puntato il dito contro la concessione a titolo gratuito dell'ex Rialto, cioè Palazzo Sant'Ambrogio, non ha titolo per impugnare la delibera del 2025. Una concessione trentennale alla comunità ebraica di Roma, che nell'ex convento abbandonato dal 2015 installerà una succursale del liceo “Renzo Levi”. 

Il ricorso contro l'assegnazione alla comunità ebraica

Una serie di associazioni, tra le quali Arci Roma, Asia Usb e Unione Inquilini, si erano messe insieme e avevano depositato ricorso contro la delibera d'assemblea, arrivata nel gennaio 2025, poco dopo l'ok dell'atto in giunta, firmato dall'assessore al Patrimonio Tobia Zevi, datato al novembre precedente. Un documento che riconosce alla comunità ebraica la concessione diretta, senza bando e gratuitamente, dell'immobile in via di Sant'Ambrogio 5 per 30 anni, estendibili per altri 20. 

Un'assegnazione che non piace a tutti

Da parte sua la comunità, insieme a partner privati, si impegna a riqualificare l'immobile investendo circa 8,5 milioni di euro. Il risultato sarà una scuola, succursale del liceo ebraico “Renzo Levi”, con 15 nuove classi, biblioteca, sala lettura, palestra, uffici amministrativi. La decisione, un anno e mezzo fa, non era andata giù a Roma Futura, partito che annovera i consiglieri Giovanni Caudo e Tiziana Biolghini e l'assessora alla Scuola Claudia Pratelli: "La giunta ha deciso con un percorso non inclusivo e non aperto di assegnarlo alla comunità ebraica. La motivazione di una capacità di investimento di circa 10 milioni di euro da usare per il recupero è un utile argomento a favore, come quello di mantenere una funzione come la scuola nel centro città. Eppure, sarebbe stato più utile e anche arricchente un percorso diverso per arrivare alla proposta, un percorso più inclusivo, e non solo burocratico, in grado di integrare altre domande e necessità che venivano dalla città" dicevano.

Chi c'è dietro la ristrutturazione 

L'iter però è proseguito e si è arrivati a giugno del 2026, con un'inchiesta de “Il Fatto Quotidiano” che ha fatto emergere il profilo dettagliato di colui che sarebbe il principale finanziatore del restauro dell'ex convento Sant'Ambrogio: Uri Poliavich, imprenditore del gioco d'azzardo, tramite la sua fondazione Yael. Proprietario di “Soft2Bet”, ha in mano siti di scommesse e casinò online, anche senza licenza e finiti nella “black list” dell'UE e del nostro Paese. Anche lui metterà i soldi per sostenere il progetto, insieme alla Ronald S. Lauder Foundation, che sostiene soprattutto progetti educativi e formativi per giovani ebrei nel mondo. L'ente filantropico, diceva Victor Fadlun, partecipa in buona parte alla raccolta di 250mila euro annui in favore della comunità ebraica romana. 

L'imprenditore dell'azzardo premia Gualtieri

La connessione tra la Yael Foundation di Poliavich e il progetto dell'ex convento è emersa forte già nel 2025. A febbraio dello scorso anno, come riportato dal sito “Shalom”, lo stesso imprenditore dell'azzardo conferiva a Roberto Gualtieri un premio (ritirato dall'assessore Zevi) “per il suo supporto nella concessione di Palazzo Ambrogio, destinato a diventare la nuova sede del Liceo ebraico di Roma” si legge sul sito. Assegnazione criticata da diverse associazioni, che hanno chiesto l'annullamento dell'atto da sostituire con un bando pubblico, come da regolamento sui beni di Roma Capitale. E alla questione amministrativa si è aggiunta la questione morale: “Roma permette a un imprenditore finito nelle liste nere UE di sovvenzionare i lavori in un suo bene immobile?”. 

L'intervento dell'assessore Zevi

Sull'argomento si era espresso anche l'assessore Tobia Zevi. Nello specifico, aveva risposto a successivi articoli di stampa che riportavano una frase di Poliavich: “Sostengo le scuole ebraiche in Europa, con la speranza che i giovani si arruolino nell'Idf in Israele”. L'esponente della giunta Gualtieri aveva liquidato come “irricevibili” le illazioni secondo cui lo scopo del finanziamento da parte della fondazione fosse quello di crescere future leve per lo Stato d'Israele e aveva sottolineato la bontà dell'accordo con la comunità ebraica, che garantisce una ristrutturazione che altrimenti l'amministrazione non avrebbe potuto realizzare. 

Esulta la comunità ebraica

In ogni caso, i giudici amministrativi non sono entrati nel merito dell'assegnazione. Hanno deciso che chi ha impugnato la delibera non aveva titolo per farlo. E questo alla comunità ebraica basta: "È una decisione che conferma la regolarità delle procedure e la bontà del progetto, e ci consente di guardare avanti con maggiore serenità e determinazione. Il tribunale ha rilevato fra l'altro che nessuno dei ricorrenti affermava, a differenza della Cer, di operare o voler operare nel Comune di Roma come prestatore di servizi educativi e di istruzione. Viene così meno un ostacolo che rischiava di rallentare un progetto di elevato valore educativo e sociale non solo per la nostra Comunità, ma per tutto il sistema scolastico cittadino. Il Tar ricorda che non è contestata la destinazione scolastica dell'immobile, né la possibilità per Roma Capitale di incrementare i servizi educativi attraverso quel bene".

“Verifica puntuale su regolarità sponsor”

La comunità si è poi soffermata sul tema dei fondi e della loro provenienza: "Restano ferme la volontà di procedere, come sempre, con trasparenza e responsabilità, anche attraverso una puntuale verifica sulla regolarità delle sponsorizzazioni e dei fondi per la ristrutturazione, e la piena disponibilità al dialogo con le istituzioni e il territorio. La Comunità ebraica di Roma continuerà a lavorare con serietà, sensibilità istituzionale e fiducia nel valore dell'educazione".

Fonte: Romatoday

A cura di Mostafa Milani Amin

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