Agenzia Hawzah News – La mafia siciliana è interessata al contrabbando di armi provenienti dal mercato nero nato dopo lo scoppio della guerra russo-ucraina: in particolare, Cosa nostra vorrebbe reperire armi sofisticate come i droni lanciamine. A lanciare l’allarme è stato il procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia nel corso dell’audizione davanti alla commissione nazionale Antimafia. «Abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia, ma sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle, ad esempio, del mercato nero nato con la guerra Russa-Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. C’è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità. Questo sia nel circondario di Palermo che in altri territori», ha affermato il procuratore. Le organizzazioni criminali starebbero, dunque, facendo un passo avanti nell’ammodernamento del loro arsenale, non accontentandosi più solo delle armi “convenzionali”, ma puntando direttamente alle armi da guerra di ultima generazione: nello specifico, i droni lanciamine sono droni modificati, in grado di trasportare e sganciare esplosivi, determinanti nella guerra in Ucraina.
Secondo de Lucia, i mafiosi sono in grado di organizzarsi e operare anche dalle carceri in regime di detenzione, in quanto ha affermato che «poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena». De Lucia ha spiegato nel dettaglio che «Nelle sole carceri di Palermo, Pagliarelli e Ucciardone abbiamo scoperto a disposizione dei detenuti, tra il 2025 e il primo semestre del 2026, 297 cellulari. E centinaia ne abbiamo trovati in tutta la Sicilia. Questi sono quelli che abbiamo recuperato, la cui introduzione nelle celle cioè è fallita. E’ immaginabile quanti invece siano riusciti a entrare negli istituti di pena senza che ce ne accorgessimo». In questo modo si permette che le cosche mafiose perpetrino l’organizzazione di crimini dall’interno delle carceri senza riuscire a neutralizzarle davvero, mentre il loro interesse si amplia verso il mercato nero delle armi da guerra. Al momento non è possibile sapere in che modo il crimine organizzato userebbe armi sofisticate come i droni lanciamine, ma si sa attraverso collaboratori di giustizia che esiste un interessamento: parlando delle ipotesi relative alle nuove strategie delle cosche, il procuratore di Palermo ha chiesto di segretare la sua audizione.
Il problema del contrabbando delle armi ucraine, in particolare quelle inviate dai Paesi Ue e Nato all’ex Stato Sovietico in guerra con la Russia, è noto da tempo: già a pochi mesi dallo scoppio del conflitto nel 2022, le organizzazioni Europol e Eurojust avevano avvertito che il massiccio invio di armi avrebbe contribuito a gonfiare il mercato nero delle armi. In particolare, il rapporto EU-SOCTA 2025 di Europol mette in luce come la disponibilità di armi nelle zone di guerra e post-crisi, come il conflitto in Ucraina, alimenta il traffico illecito di armi da fuoco verso l’Unione Europea. La criminalità organizzata sfrutta, dunque, l’instabilità geopolitica per ampliare i propri mercati criminali. Tutto questo è esacerbato dal fatto che è difficile rintracciare le origini degli armamenti: infatti, gli Stati Ue mantengono la massima riservatezza sulla quantità e il tipo di armi inviate al fronte, rendendo indirettamente più facile la creazione di un traffico illegale di armi.
A riguardo, il ministero degli Interni ucraino ha fornito dati precisi: dall’inizio della guerra 780.465 armi sono state smarrite o rubate, delle quali la metà si concentra nelle regioni di Mykolaiv, Kiev e Donetsk. Le armi più frequentemente rubate o smarrite sono soprattutto mitragliatrici, fucili da caccia e carabine. Il maggior numero di armi smarrite è stato registrato nel primo anno di piena operatività con 266.086 unità scomparse. Nel 2023, il numero di armi di cui si sono perse le tracce è diminuito, ma dal 2024 la cifra ha ricominciato ad aumentare. L’anno in corso si preannuncia da record: sono, infatti, già 149.760 le armi ricercate. Sono proprio queste armi smarrite o rubate a costituire il grande indotto del mercato illegale che potrebbe raggiungere le principali nazioni europee.
L’ex ministro dell’Interno ucraino, Ihor Klymenko, in un’intervista aveva dichiarato che al termine della guerra con la Russia, l’Ucraina potrebbe possedere fino a tre milioni di armi non registrate. Ciò significa che, con il calo della domanda da parte degli apparati militari, ci sarà un surplus di armi e, dunque, un’ampia offerta che molti gruppi criminali potranno sfruttare. Uno scenario particolarmente pericoloso per l’Italia che potrebbe vedere le stesse armi fornite all’Ucraina, e pagate dai contribuenti, rientrare nel Paese per finire nelle mani delle organizzazioni criminali.
Fonte: L'Indipendente
A cura di Mostafa Milani Amin

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