giovedì 9 aprile 2026 - 14:34
La diplomazia, nel pensiero coranico, non ha significato senza potere

Nel quadro della diplomazia coranica, il dialogo non nasce dalla debolezza, ma si fonda sull’autorità: il potere è la condizione preliminare di ogni confronto efficace.

Agenzia Hawzah News – L’Hojjatoleslam Vahidi, docente del Seminario di Qom, spiegando i fondamenti della diplomazia nel Corano, ha sottolineato che, nei testi religiosi, la letteratura relativa alla lotta contro i nemici si basa su potere, fermezza e deterrenza.

Ogni volta che abbiamo dato ai nemici aggressori la garanzia che non corrono alcun pericolo da parte nostra, abbiamo subito colpi più duri.

Il linguaggio della diplomazia nel Corano è un linguaggio di intensità, comando e potere, e i nemici lo capiscono bene.

أَلَّا تَعْلُوا عَلَيَّ وَأْتُونِي مُسْلِمِينَ

«Non vi ribellate a me, e venite a me sottomessi» (Corano, 27:31)

La condizione necessaria per essere davvero amorevoli, è essere forti e duri contro i tiranni aggressori; altrimenti, gli si dà il coraggio di distruggere il raccolto e la stirpe.

وَمَنْ يُوَلِّهِمْ يَوْمَئِذٍ دُبُرَهُ إِلَّا مُتَحَرِّفًا لِقِتَالٍ أَوْ مُتَحَيِّزًا إِلَىٰ فِئَةٍ فَقَدْ بَاءَ بِغَضَبٍ مِنَ اللَّهِ وَمَأْوَاهُ جَهَنَّمُ ۖ وَبِئْسَ الْمَصِيرُ

«E chiunque in quel giorno [nel giorno di guerra] volgerà loro le spalle — eccetto chi si volge ad altra parte per combattere meglio, o chi raggiunge un [altro] gruppo [di combattenti] — incorrerà invero in collera [proveniente] da Dio, e la sua dimora sarà la Gehenna, e che brutta fine [farà]!» (Corano, 8:16)

La ritirata non tattica implica il castigo divino.

La ritirata è permessa solo per due ragioni.

  1. Per combattere: scegliere una nuova posizione per attaccare di nuovo.
  2. Per unirsi a un gruppo: unirsi a un altro gruppo di combattenti per attaccare di nuovo.

Gli inviti al jihad nel Corano sono generali, ma gli inviti alla pace e alla riconciliazione si rivolgono specificamente al Messaggero di Dio.

Ciò significa che l’ordine del jihad è un ordine pubblico, ma la riconciliazione è prerogativa del leader della comunità.

La cultura pubblica della società islamica deve essere sempre in guerra con coloro fanno guerra ai musulmani, ma quando alzano sinceramente la bandiera della pace:

وَإِنْ جَنَحُوا لِلسَّلْمِ فَاجْنَحْ لَهَا وَتَوَكَّلْ عَلَى اللَّهِ ۚ إِنَّهُ هُوَ السَّمِيعُ الْعَلِيمُ

«E se inclinano alla pace, inclina allora anche tu ad essa, e fai assegnamento su Dio, ché, in verità, Egli è l’Audente, il Sapiente» (Corano, 8:61)

E se i nemici tendono alla pace, anche tu, o leader divino, tendi alla pace e confida in Allah, poiché Egli tutto ascolta e tutto sa.

Insomma, oggi noi non scendiamo in piazza per chiedere la pace a tutti i costi, ma solo per annunciare che siamo pronti al sacrificio e al jihad contro i nemici aggressori.

A cura di Mostafa Milani Amin

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