giovedì 30 luglio 2026 - 17:18
Un’introduzione alla conoscenza dell’Islam (5) | Parte terza: Etica islamica

In questa parte presentiamo una sintesi dei principali insegnamenti dell’etica islamica, mostrando come la fede in Dio si rifletta nelle virtù morali e nelle azioni dell’essere umano. Particolare attenzione è dedicata ai fondamenti dell’etica islamica — la misericordia, la pratica del bene, la giustizia e l’aspirazione alla perfezione — evidenziando come tali principi guidino l’uomo nella costruzione della propria vita spirituale e nel cammino verso la vicinanza a Dio.

Agenzia Hawzah News – Presentiamo di seguito un’altra parte della serie «Un’introduzione alla conoscenza dell’Islam», che attraverso un linguaggio chiaro e accessibile offre ai lettori — in particolare ai giovani — gli strumenti essenziali per approfondire la conoscenza della religione islamica, dei suoi insegnamenti e della sua visione dell’essere umano e della società.

L’etica nell’Islam

﴿إِنَّ الَّذِينَ قَالُوا رَبُّنَا اللَّهُ ثُمَّ اسْتَقَامُوا تَتَنَزَّلُ عَلَيْهِمُ الْمَلَائِكَةُ أَلَّا تَخَافُوا وَ لَا تَحْزَنُوا وَ أَبْشِرُوا بِالْجَنَّةِ الَّتِی كُنْتُمْ تُوعَدُونَ۞ نَحْنُ أَوْلِيَاؤُكُمْ فِی الْحَيَاةِ الدُّنْيَا وَ فِی الْآخِرَةِ وَ لَكُمْ فِيهَا مَا تَشْتَهِی أَنْفُسُكُمْ وَ لَكُمْ فِيهَا مَا تَدَّعُونَ۞ نُزُلًا مِنْ غَفُورٍ رَحِيمٍ﴾

«In verità, coloro che dicono: “Il nostro Signore è Dio”, poi perseverano, su di loro discendono gli angeli [dicendo ad essi]: “Non temete, e non rattristatevi, e gioite del Paradiso che vi veniva promesso [nella vita terrena]! Noi siamo vostri amici nella vita terrena e nell’aldilà, e là avrete [tutto] quello che desidereranno le vostre anime, e là avrete [tutto] quello che chiederete, [come] accoglienza dal Clemente Benevolo»[1]

Quanto è bello e colmo di speranza sapere che gli angeli non dimorano soltanto presso i Profeti e gli amici più intimi di Dio, ma discendono anche su ogni uomo che dica: «Il mio Signore è Dio Altissimo» e perseveri su questa via, rassicurandolo affinché non tema le vicende del mondo né si rattristi per ciò che ha perduto.

Quale gioia più grande può esservi del custodire nel cuore le promesse divine e del vivere nella serenità donata dalla presenza e dalla compagnia degli angeli? Quale felicità può essere più grande del sapere che gli angeli accompagnano l'uomo nel suo cammino, gli sono vicini nella vita quotidiana e gli annunciano che ogni suo desiderio sarà esaudito?

Che cosa significa, dunque, rimanere saldi sulla via del Signore? Una volta riconosciuto che il nostro Signore è Dio, in che cosa dobbiamo perseverare? Qual è la via che dobbiamo intraprendere per essere con Dio e con i Suoi angeli?

﴿وَ سَارِعُوا إِلَى مَغْفِرَةٍ مِنْ رَبِّكُمْ وَ جَنَّةٍ عَرْضُهَا السَّمَاوَاتُ وَ الْأَرْضُ أُعِدَّتْ لِلْمُتَّقِينَ۞ الَّذِينَ يُنْفِقُونَ فِی السَّرَّاءِ وَ الضَّرَّاءِ وَ الْكَاظِمِينَ الْغَيْظَ وَ الْعَافِينَ عَنِ النَّاسِ وَ اللَّهُ يُحِبُّ الْمُحْسِنِينَ۞ وَ الَّذِينَ إِذَا فَعَلُوا فَاحِشَةً أَوْ ظَلَمُوا أَنْفُسَهُمْ ذَكَرُوا اللَّهَ فَاسْتَغْفَرُوا لِذُنُوبِهِمْ وَ مَنْ يَغْفِرُ الذُّنُوبَ إِلَّا اللَّهُ وَ لَمْ يُصِرُّوا عَلَى مَا فَعَلُوا وَ هُمْ يَعْلَمُونَ۞ أُولَئِكَ جَزَاؤُهُمْ مَغْفِرَةٌ مِنْ رَبِّهِمْ وَ جَنَّاتٌ تَجْرِی مِنْ تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ خَالِدِينَ فِيهَا وَنِعْمَ أَجْرُ الْعَامِلِينَ﴾

«Affrettatevi a [ottenere] il perdono del vostro Signore e a [raggiungere] un paradiso la cui ampiezza è [pari a] i cieli e la terra, che è stato preparato per i timorati, quelli che donano nel benessere e nell’indigenza, che reprimono l’ira e perdonano alla gente, [poiché] Dio ama le persone benefiche; quelli che, quando commettono un’azione indegna o fanno ingiustizia a se stessi, si ricordano di Dio, chiedono perdono dei loro peccati - e chi mai potrebbe perdonare i peccati se non Dio?! - e non si ostinano consapevolmente nel male che hanno fatto. La loro ricompensa sarà perdono [proveniente] dal loro Signore e paradisi sotto i quali scorrono i rivi, in cui, loro, saranno eterni. Quanto è bello il premio di coloro che praticano [il bene]!»[2]

Sì, il Dio Misericordioso ha inviato il Suo veridico Profeta, Muhammad al-Mustafa (S), con l'ispirante messaggio: «In verità sono stato inviato per portare a compimento le sublimi virtù morali», affinché donasse agli uomini le due ali necessarie per elevarsi e li guidasse con rinnovato slancio verso la felicità e la serenità spirituale.

La prima ala è una fede profonda nell'unica Verità dell'universo: Dio, il Creatore di ogni bellezza. La seconda è la fermezza e la perseveranza nel compiere il bene e nel rendere il mondo dell'umanità sempre più bello. Solo l'etica rivela tutta la bellezza della fede, poiché la fede dimora nel cuore dell'uomo e, finché vi rimane nascosta, gli altri non possono scorgerne lo splendore. Quando invece essa si manifesta nelle azioni e nel comportamento dell'essere umano, rende visibile quel prezioso gioiello custodito nel cuore, e la sua luce si diffonde illuminando il mondo.

Riportiamo di seguito delle sublimi parole con cui l'Imam Ali (A), guida dei giusti, descrive gli uomini di vera virtù.

I timorati, in questo mondo, sono uomini di virtù: il loro parlare è retto, il loro vestire sobrio e il loro comportamento umile. Distolgono lo sguardo da ciò che Dio ha proibito e dedicano il loro ascolto al sapere utile. Nelle prove e nelle difficoltà, come pure nell'agio e nella prosperità, mantengono sempre lo stesso dignitoso atteggiamento. Hanno pochi bisogni e anime caste.

Di notte si alzano per adorare Dio e recitano con riflessione i Suoi versetti; di giorno sono sapienti, pazienti, pii e benevoli. Non si ritengono soddisfatti di una scarsa obbedienza, né considerano grande quella che rendono a Dio. Al contrario, accusano sempre sé stessi di mancare nel Suo servizio e vivono nel timore per le proprie azioni.

Quando la gente li loda, ne sono intimoriti e dicono: «Io conosco meglio di chiunque altro i miei difetti, e il mio Signore conosce me meglio di me stesso. O Dio, non punirmi per le virtù che essi mi attribuiscono, rendimi migliore di quanto essi pensano e perdonami i difetti che essi non conoscono».

Uno dei loro segni distintivi è questo: li vedi saldi nella religione e, al tempo stesso, miti nei modi; dotati di una fede colma di certezza, bramosi di conoscenza, lucidi pur nella pazienza, moderati nel loro stile di vita tanto nella ricchezza quanto nella povertà, umili nell'adorazione, dignitosi anche nella miseria, pazienti nelle prove e nelle difficoltà, impegnati nella ricerca del sostentamento lecito, operosi sulla via della retta guida e lontani dalla cupidigia. Compiono incessantemente opere buone e, tuttavia, temono che non siano accettate. Concludono il giorno nel ringraziamento e nella lode e trascorrono la notte con il cuore tutto rivolto al ricordo di Dio.[3]

Dalle dottrine islamiche si deduce che la vita dell’uomo e la sua autentica bellezza si realizzano in tre fasi.

La prima vita è la nascita dell’essere umano dai suoi genitori, che gli danno così la possibilità di fare esperienza di un nuovo mondo, affinché si formi la sua prima identità; il bambino crede che i suoi creatori siano proprio i genitori.

Dopo un certo tempo, l’uomo guarda il proprio volto nello specchio e si chiede da dove sia venuto e per quale scopo sia giunto in questo mondo.

La seconda vita nasce dalla risposta alla prima domanda: trovare il Creatore originario, Colui dal quale anche i padri e le madri hanno ricevuto l’esistenza e dal quale, per Sua volontà, noi abbiamo ricevuto la vita.

E quanto alla terza vita, cerchiamo nel Corano la risposta alla seconda domanda:

﴿مَنْ عَمِلَ صَالِحًا مِنْ ذَكَرٍ أَوْ أُنْثَىٰ و َهُوَ مُؤْمِنٌ فَلَنُحْيِيَنَّهُ حَيَاةً طَيِّبَةً وَ لَنَجْزِيَنَّهُمْ أَجْرَهُمْ بِأَحْسَنِ مَا كَانُوا يَعْمَلُونَ﴾

«Chiunque compia del bene, maschio o femmina [che sia], e [purché] sia credente, ebbene, invero gli doneremo sicuramente una vita pura e buona. E invero daremo di certo ad essi la loro mercede, [in base] al meglio di quel che facevano»[4]

Sì, la terza vita dell’essere umano consiste nel tenersi lontano dalle cattive azioni, coltivare intenzioni pure, compiere opere buone e costruire la propria vita spirituale. Colui che in questo mondo ha trovato Dio Gli obbedisce e agisce secondo il Suo compiacimento: mette in pratica ciò che conosce, si astiene da ciò che non conosce e interroga i sapienti per imparare.

In verità, le prime due vite dell’uomo non sono che un preludio alla terza: una vita pura e felice, nella quale si manifesta l’immenso valore nascosto dell’essere umano. Quanto sono lontani dalla verità coloro che pensano di poter raggiungere la bellezza e la serenità soltanto con una retta credenza, senza compiere opere buone:

﴿وَ لَا تَسْتَوِی الْحَسَنَةُ وَ لَا السَّيِّئَةُ ادْفَعْ بِالَّتِی هِی أَحْسَنُ فَإِذَا الَّذِی بَيْنَكَ وَ بَيْنَهُ عَدَاوَةٌ كَأَنَّهُ وَلِی حَمِيمٌ۞ وَ مَا يُلَقَّاهَا إِلَّا الَّذِينَ صَبَرُوا وَ مَا يُلَقَّاهَا إِلَّا ذُو حَظٍّ عَظِيمٍ﴾

«E non sono certo uguali il bene e il male, [ma tu] respingi [il male] con quel [modo] che è [il] meglio, e d’un tratto [vedrai che] colui che fra te e lui v’è ostilità, [diventerà così cordiale che] sarà come se fosse [sempre stato] un caldo amico! E [la virtù di respingere il male col bene] non viene data se non a coloro che pazientano, e non viene data se non a chi [già] possiede grande parte [dei meriti e delle virtù]!»[5]

I santi e i pii del mondo aspirano incessantemente a vivificare la propria vita spirituale e quella degli altri; si rivolgono in supplica al Signore di ogni bontà e Gli chiedono di concedere loro le virtù morali, così come supplicava l'Imam Sajjad (A), guida e ornamento dei devoti e degli adoratori di Dio:

«O Dio, manda le Tue benedizioni su Muhammad e sulla sua Famiglia; innalza la mia fede ai più alti gradi della fede, la mia certezza alle più elevate certezze, la mia intenzione alle più nobili intenzioni e le mie opere alle migliori opere.

…Fa' che per mezzo delle mie mani scorrano opere di bene a favore della gente; preservami dal renderle vane rinfacciandole alle Tue creature e concedimi di godere delle più elevate virtù.

...Non lasciare in me alcuna cattiva disposizione senza correggerla, né alcun difetto per il quale sono biasimato senza trasformarlo in bellezza.

…Concedimi la salvezza, affinché io risponda con bontà e sincerità a chi si comporta con falsità verso di me; ricambi con il bene chi si allontana da me; onori con generosità chi mi priva; riallacci il legame con chi ha reciso il vincolo della mia amicizia; ricordi con bene chi mi ha ricordato con male; riconosca il bene e trascuri il male»[6].

La misericordia nell’Islam

﴿فَانْظُرْ إِلَىٰ آثَارِ رَحْمَتِ اللَّهِ كَيْفَ يُحْيِی الْأَرْضَ بَعْدَ مَوْتِهَا﴾

«Guarda dunque gli effetti della Misericordia di Dio, come Egli vivifica la terra dopo la sua morte»[7]

I candidi e rosati fiori degli alberi, il profumo dei fiori variopinti, il canto gioioso degli uccelli, il calore vitale del sole e il respiro rinnovato della terra dopo un inverno freddo e silenzioso annunciano, in ogni luogo, il ritorno della natura alla vita: un sublime racconto che ogni anno si ripete nel suo massimo splendore, il racconto del banchetto della misericordia del Dio Benevolo. E benché «La Mia misericordia ha abbracciato ogni cosa»[8], noi uomini ci soffermiamo solo su alcuni dei suoi segni. Perciò Dio ha annoverato la rinascita della natura tra gli effetti della Sua misericordia e ci ha chiesto di guardarla e di riflettervi.

﴿فَانْظُرْ إِلَىٰ آثَارِ رَحْمَتِ اللَّهِ﴾

«Guarda dunque gli effetti della Misericordia di Dio…»[9]

Dio Benevolo ha riversato la pioggia della Sua misericordia e disteso la mensa del Suo sostentamento per tutte le creature e per tutti gli uomini, persino per coloro che negano la Sua esistenza e non compiono alcuna buona azione; in verità:

﴿كَتَبَ رَبُّكُمْ عَلَىٰ نَفْسِهِ الرَّحْمَةَ﴾

«Il vostro Signore ha “imposto” a Se stesso la misericordia»[10]

Ancor più sublime è il fatto che Dio Benevolo abbia indicato la misericordia e la benevolenza come causa della creazione dell’uomo e, di conseguenza, anche di tutte le altre creature:

﴿إِلَّا مَنْ رَحِمَ رَبُّكَ وَ لِذَٰلِكَ خَلَقَهُمْ﴾

«Tranne coloro di cui il tuo Signore ha misericordia; ed è per questo che li ha creati!»[11]

Questo stesso versetto del Corano basta perché l’uomo comprenda per quale ragione sia venuto in questo mondo: Dio Benevolo ha creato l’uomo per misericordia, lo guarda con misericordia e lo ha condotto all’esistenza per mostrargli la Sua misericordia. Ma è l’uomo che deve saper scorgere nel mondo i segni della misericordia divina e muovere i suoi passi verso l’incontro con il suo Signore Misericordioso.

In più di cinquecento versetti del Corano si parla della misericordia di Dio verso i Suoi servi. Il Suo Libro celeste si apre con le parole: «Col Nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo» e, in questa breve formula, Egli richiama due volte la Sua misericordia mediante i Nomi al-Raḥmān e al-Raḥīm (il Misericordioso, il Benevolo). Ancor più sorprendente è che la stessa formula, «Col Nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo», ricorra nel Corano altre centiquattordici volte. Dinanzi a un'evidenza così grande, non è dunque degno che un servo disperi della misericordia divina.

﴿قُلْ یا عِبَادِی الَّذِینَ أَسْرَفُوا عَلَی أَنْفُسِهِمْ لا تَقْنَطُوا مِنْ رَحْمَةِ اللَّهِ﴾

«Di’: “O servi Miei che avete prevaricato contro voi stessi, non disperate della misericordia di Dio”»[12]

﴿وَ مَنْ یقْنَطُ مِنْ رَحْمَةِ رَبِّهِ إِلَّا الضَّالُّونَ﴾

«E chi mai dispera della misericordia del proprio Signore, se non gli erranti?»[13]

﴿مَایفْتَحِ اللَّهُ لِلنَّاسِ مِنْ رَحْمَةٍ فَلا مُمْسِکَ لَهَا﴾

«[Tutto] ciò che Dio largisca di misericordia agli uomini, ebbene, non v’è alcuno che possa trattenerlo»[14]

Ha reso anche i Suoi Profeti manifestazione della Sua misericordia, affinché, come un sole caldo e splendente, con i raggi della loro misericordia e della loro compassione riempiano il mondo della luce e del calore della speranza e, con il messaggio della misericordia divina, invitino i Suoi servi alla Sua presenza:

﴿فَبِمَا رَحْمَةٍ مِّنَ اللّهِ لِنتَ لَهُمْ وَ لَوْ كُنتَ فَظًّا غَلِيظَ الْقَلْبِ لاَنفَضُّواْ مِنْ حَوْلِكَ﴾

«[O Profeta, sappi che] è per misericordia divina che sei stato dolce nei loro confronti. Se tu fossi stato duro, crudele, si sarebbero allontanati da te»[15]

﴿وَ ما اَرْسَلْناكَ اِلّا رَحْمَةً لِلعالَمينَ﴾

«E non ti abbiamo inviato se non come misericordia per i mondi»[16]

Il Profeta delle virtù, come egli stesso affermò, era stato inviato per portare a compimento le nobili virtù morali; per questo non privava neppure i suoi nemici della sua misericordia e della sua compassione. Nel giorno della conquista della Mecca, nell’ottavo anno dell’egira, uno dei compagni del Profeta (S), che portava lo stendardo dei musulmani, gridò: «Oggi è il giorno della vendetta»[17], con l’intento di vendicare le ostilità subite dai musulmani da parte dei tiranni politeisti della Mecca. Ma il Profeta (S), udendo quelle parole, prese subito lo stendardo dalle sue mani e lo affidò ad Ali (A), dicendo: «Oggi è il giorno della misericordia». Così perdonò con benevolenza i suoi nemici. Questa è la logica dell’Islam e del Profeta della Misericordia:

﴿قُلْ لِلَّذينَ آمَنُوا یَغْفِرُوا لِلَّذينَ لاَ یَرْجُونَ اَیّامَ اللّهِ﴾

«Di’ a coloro che credono, di perdonare coloro che non sperano i Giorni di Dio»[18]

E così i credenti che, confidando nella misericordia di Dio, si dedicano alle opere buone e trasmettono agli altri servi di Dio la misericordia che Egli ha loro concesso, affinché l’intero mondo sia colmo di misericordia e benevolenza, ricevono da Dio una grazia ancora più grande e ottengono la Sua particolare misericordia:

﴿إِنَّ رَحْمَتَ اللَّهِ قَرِیبٌ مِنَ الْمُحْسِنِینَ﴾

«In verità, la misericordia di Dio è vicina ai muḥsinūn [bene operanti]»[19]

﴿وَ جَعَلْنَا فِی قُلُوبِ الَّذِينَ اتَّبَعُوهُ رَأْفَةً وَرَحْمَةً﴾

«E ponemmo nei cuori di coloro che lo seguirono dolcezza e misericordia»[20]

Le manifestazioni della misericordia dei credenti, soprattutto nel perdonare i propri nemici, sono tra le più belle. Centinaia di tradizioni narrano la benevolenza e il perdono degli Ahl al-Bayt (A) e dei loro seguaci verso gli altri. La storia non dimenticherà mai la magnanimità dell’Imam Ali (A) nei confronti del suo assassino: quando questi fu catturato, l’Imam raccomandò ai presenti di non maltrattarlo e di non lasciarlo né affamato né assetato.[21] La misericordia e la compassione risplendettero anche in uomini come Mālik al-Ashtar, il valoroso governatore dell’Imam ʿAlī (A): quando un uomo gli scagliò in volto un ortaggio marcio, egli si recò in moschea e invocò da Dio il perdono per quell’uomo ignorante.[22]

L’Islam autentico è fondato sulla misericordia: non solo verso gli esseri umani, ma anche verso gli animali, le piante e l’intera natura. La durezza di alcuni “religiosi” contrasta apertamente con le centinaia di insegnamenti profetici e imamici che invitano alla compassione universale.

Ma come si può diventare manifestazione della misericordia divina?

Le prime chiavi per attrarre la misericordia divina sono nelle mani di coloro che pregano. La supplica svolge un ruolo fondamentale nell’attirare la misericordia di Dio. I supplicanti custodiscono le chiavi dei tesori della misericordia divina. L’Imam Ali (A), in una splendida espressione, dice:

«ثم جَعَلَ فى يَدَيكَ مَفاتيحَ خزائنِه بِما أذِنَ لَكَ فيه مِن مَسألتِه فَمَتى شِئتَ استَفتَحتَ بِالدّعاءِ أبوابَ نعمتهِ و استَمطَرتَ شَآبيبَ رحمتِه»

«Dio ha posto nelle tue mani le chiavi dei Suoi tesori permettendoti di rivolgerGli le tue richieste. Così, ogni volta che vuoi, puoi aprire con la supplica le porte della Sua grazia e invocare la discesa delle piogge abbondanti della Sua misericordia»[23]

Il quarto Imam Immacolato (A), nella sua celebre raccolta di sublimi suppliche, si rivolge a Dio con queste parole:

«وَ أَسْتَحْمِلُكَ مِنْ ذُنُوبِی مَا قَدْ بَهَظَنِی حَمْلُهُ، وَ أَسْتَعِينُ بِكَ عَلَى مَا قَدْ فَدَحَنِی ثِقْلُهُ. فَصَلِّ عَلَى مُحَمَّدٍ وَ آلِهِ، وَ هَبْ لِنَفْسِی عَلَى ظُلْمِهَا نَفْسِي، وَ وَكِّلْ رَحْمَتَكَ بِاحْتِمَالِ إِصْرِي، فَكَمْ قَدْ لَحِقَتْ رَحْمَتُكَ بِالْمُسِيئِينَ، وَ كَمْ قَدْ شَمِلَ عَفْوُكَ الظَّالِمِينَ»

«Ti chiedo di sollevare dalle mie spalle i peccati sotto il cui peso sono rimasto schiacciato e Ti imploro aiuto per ciò la cui gravità mi ha fatto piegare le ginocchia. Manda dunque la Tua benedizione su Muhammad e sulla sua Famiglia, perdona l’anima mia per l’ingiustizia che ha commesso contro sé stessa e affida alla Tua misericordia il compito di sostenermi nel portare il mio grave fardello. Quante volte la Tua misericordia ha raggiunto i male operanti e quante volte il Tuo perdono ha abbracciato gli iniqui!»[24]

La pratica del bene nell’Islam

﴿إِنَّ اللَّهَ يَأْمُرُ بِالْعَدْلِ وَ الْإِحْسانِ وَ إِيتاءِ ذِی الْقُرْبى‏ وَ يَنْهى‏ عَنِ الْفَحْشاءِ وَ الْمُنْكَرِ وَ الْبَغْی يَعِظُكُمْ لَعَلَّكُمْ تَذَكَّرُونَ﴾

«In verità, Dio ordina la giustizia, la pratica del bene e di dare ai parenti  [ciò che spetta loro], e proibisce la dissolutezza, il male e il sopruso. [Dio] vi consiglia nella speranza che traiate monito»[25]

Dio, in questo versetto celeste, raccomanda insieme l’instaurazione della giustizia e la pratica del bene, riunendole in un’unica esortazione. La compresenza della giustizia e della pratica del bene testimonia l’enorme importanza di questi due elementi fondamentali nell’etica sociale e nelle relazioni reciproche degli esseri umani, poiché la società ha bisogno tanto della giustizia quanto della pratica del bene. In realtà, la giustizia e la pratica del bene sono i due pilastri fondamentali di ogni forma di governo e di amministrazione, dalla famiglia alle comunità, piccole e grandi. La giustizia costituisce la struttura portante della legge e dell’ordine sociale, mentre la pratica del bene e la benevolenza, che scaturiscono dai più nobili sentimenti umani, infondono vita alla società e riscaldano le relazioni tra le persone. Perciò l’amicizia e la compagnia, l’affetto e la benevolenza, la lealtà e il desiderio di fare il bene, la visita ai malati, la cura e il conforto degli afflitti, l’assistenza agli orfani e tutte le altre virtù umane, che sono manifestazioni della pratica del bene, donano alla vita dell’uomo una serenità e un calore indescrivibili.

﴿لَيْسَ الْبِرَّ أَنْ تُوَلُّوا وُجُوهَكُمْ قِبَلَ الْمَشْرِقِ وَ الْمَغْرِبِ وَلَكِنَّ الْبِرَّ مَنْ آمَنَ بِاللَّهِ وَ الْيَوْمِ الْآخِرِ وَ الْمَلَائِكَةِ وَ الْكِتَابِ وَ النَّبِيِّينَ وَ آتَى الْمَالَ عَلَى حُبِّهِ ذَوِی الْقُرْبَى وَ الْيَتَامَى وَ الْمَسَاكِينَ وَ ابْنَ السَّبِيلِ وَ السَّائِلِينَ وَفِی الرِّقَابِ وَ أَقَامَ الصَّلَاةَ وَ آتَى الزَّكَاةَ وَ الْمُوفُونَ بِعَهْدِهِمْ إِذَا عَاهَدُوا وَ الصَّابِرِينَ فِی الْبَأْسَاء وَحِينَ الْبَأْسِ أُولَئِكَ الَّذِينَ صَدَقُوا وَ أُولَئِكَ هُمُ الْمُتَّقُونَ﴾

«Il bene non consiste nel volgere i volti verso l’oriente e l’occidente, ma il bene è [quello di] chi crede in Dio e nel Giorno Estremo, negli angeli, nel Libro e nei Profeti, e dà i [propri] beni, nonostante li ami, ai parenti, agli orfani di padre, ai poveri, all’ibnu-s-sabīl [la persona che è in viaggio, e che, per mancanza di mezzi, non è in grado di proseguire], ai mendicanti e per liberare gli schiavi; di chi erge la şalāħ, dà la zakāħ, di coloro che mantengono le proprie promesse quando promettono, e, in particolare, di coloro che sono pazienti nelle avversità, nelle ristrettezze e in battaglia. Quelli sono coloro che hanno detto la verità, e sono essi i [veri] timorati [di Dio]!»[26]

Ma che cos’è la pratica del bene e che cos’è la giustizia? In quali ambiti siamo chiamati a praticare il bene e in quali a esercitare la giustizia?

A prima vista, la pratica del bene (iḥsān) sembra possedere un significato più bello e più nobile rispetto alla giustizia. L’Imam Ali (A), nel Nahj al-Balāghah, afferma: «La giustizia è il rispetto dell’equità, mentre la pratica del bene è la munificenza»[27]. La ricompensa e la punizione fondate sulla giustizia corrispondono esattamente alle azioni e al comportamento dell’individuo; nella pratica del bene, invece, la ricompensa supera l’opera virtuosa, mentre la punizione è inferiore alla colpa.

Ma, accanto a questo significato dolce e nobile, occorre considerare che la pratica del bene nella società umana è come la decorazione, la pittura e l’ornamento di un edificio, mentre la giustizia ne rappresenta le fondamenta. È naturale, infatti, che prima si debbano costruire solide fondamenta, affinché giunga il momento di ornarlo, dipingerlo e abbellirlo.

Nel Corano, la pratica del bene viene menzionata dopo la giustizia, poiché la giustizia è il fondamento e la pratica del bene ne è una derivazione. Per questo, il Principe dei Credenti Ali (A), parlando della differenza tra la giustizia e la pratica del bene, afferma:

«وَ سُئِلَ(ع): اَیُّهُمَا اَفضَلُ: العدلُ اَوِ الجُودُ؟ فَقَالَ(ع): العَدَلُ یَضَعُ الاُمُورَ مَوَاضِعَهَا، وَ الجودُ یُخرِجُهَا مِن جِهَتِهَا، وَ العَدلُ سَائِس عامّ، وَ الجُوُد عَارِض خَاصّ، فَالعَدلُ اَشرَفُهُما وَ اَفضَلُهُما.»

«Fu chiesto all’Imam (A): “Quale dei due è migliore: la giustizia o la generosità?”. Egli rispose: “La giustizia pone ogni cosa al suo posto, mentre la generosità la fa uscire dal suo posto [poiché il generoso concede oltre ciò che è dovuto]. La giustizia è un principio generale che governa tutti, mentre la generosità reca un beneficio particolare. Pertanto, la giustizia è la più nobile e la migliore delle due”»[28]

Il Corano raccomanda all’umanità una forma particolare di pratica del bene (iḥsān): una pratica che, pur con tutti i suoi benefici, non compromette i fondamenti della giustizia, non reca danno ad alcuni, non si trasforma in spreco e non apre la via agli abusi da parte di individui opportunisti; una pratica che, tenendo conto della giustizia collettiva nella società, non solo non arreca mai danno alla comunità, ma ne accresce la bellezza, la vitalità e la spiritualità.

Un altro aspetto degno di nota della pratica del bene (iḥsān) è il suo legame con la fede in Dio e nel Giorno del Giudizio. Nelle parole celesti del Corano, il valore della pratica del bene e della generosità compiute per ottenere il compiacimento divino e accompagnate dalla fede nel Giorno Ultimo è infinitamente superiore a quello delle medesime azioni compiute con altre intenzioni:

﴿وَ یُطْعِمُونَ الطَّعَامَ عَلَى حُبِّهِ مِسْکِینًا وَ یَتِیمًا وَ أَسِیراً۞ إِنَّمَا نُطْعِمُکُمْ لِوَجْهِ اللَّهِ لَا نُرِیدُ مِنکُمْ جَزَاء وَ لَا شُکُوراً﴾

«E danno da mangiare il [loro] cibo, nonostante il desiderio [e il bisogno che hanno] di esso, a un povero e un orfano di padre e un prigioniero, [dicendo:] “Vi diamo da mangiare solo per [ottenere] il compiacimento di Dio, senza volere da voi nessun compenso né ringraziamento alcuno”»[29]

I casi più evidenti della pratica del bene nel Corano

1) La pratica del bene verso i genitori

La forma più preziosa della pratica del bene negli insegnamenti islamici è il compimento del bene verso i genitori. L’importanza di questo atto è tale che Dio Altissimo, subito dopo aver richiamato all’unicità divina — il pilastro fondamentale della religione — invita tutti gli esseri umani a praticare il bene verso il padre e la madre:

﴿وَ إِذْ أَخَذْنَا مِیثَاقَ بَنِی إِسْرَائِیلَ لا تَعْبُدُونَ إِلا اللَّهَ وَ بِالْوَالِدَیْنِ إِحْسَانًا وَ ذِی الْقُرْبَی وَ الْیَتَامَی وَ الْمَسَاکِینِ وَ قُولُوا لِلنَّاسِ حُسْناً﴾

«E [ricordate ancora] quando stringemmo il patto con i figli d’Israele [dicendo]: “Non adorate altri che Dio, fate del bene ai genitori, ai parenti, agli orfani di padre e ai poveri; dite alla gente parole buone…»[30]

Allo stesso modo, Gesù (A), nel presentarsi ai capi degli ebrei, disse:

﴿وَ بَرًّا بِوَالِدَتِی وَ لَمْ يَجْعَلْنِی جَبَّارًا شَقِيًّا﴾

«E [Dio mi ha reso] buono con mia madre, e non mi ha reso mai prepotente sciagurato»[31]

2) Donare

﴿لَنْ تَنَالُوا الْبِرَّ حَتَّىٰ تُنْفِقُوا مِمَّا تُحِبُّونَ وَ مَا تُنْفِقُوا مِنْ شَيْءٍ فَإِنَّ اللَّهَ بِهِ عَلِيمٌ﴾

«Non raggiungerete la [vera] virtù finché non donerete di ciò che [più] amate, e tutto quello che donate Dio, in verità, lo conosce»[32]

3) Dominare la collera e perdonare il prossimo

﴿الَّذِینَ یُنْفِقُونَ فِی السَّرَّاءِ وَ الضَّرَّاءِ وَ الْکَاظِمِینَ الْغَیْظَ وَ الْعَافِینَ عَنِ النَّاسِ وَ اللَّهُ یُحِبُّ الْمُحْسِنِینَ﴾

«[Un paradiso che è stato preparato per i timorati, che sono] coloro che donano nel benessere e nell’indigenza, che dominano l’ira e perdonano alla gente, [poiché] Dio ama le persone benefiche»[33]

La benevolenza di Dio verso l’umanità è sempre stata richiamata dai Profeti e dagli uomini virtuosi; per questo, nei loro discorsi e nelle loro invocazioni, hanno sempre chiesto a Dio di trattarli con la Sua benevolenza.

L’Imam Sajjād (A), in una sua invocazione, si rivolge a Dio Altissimo dicendo:

«اَللَّهُمَّ إِنْ تَشَأْ تَعْفُ عَنَّا فَبِفَضْلِكَ، وَ إِنْ تَشَأْ تُعَذِّبْنَا فَبِعَدْلِكَ فَسَهِّلْ لَنَا عَفْوَكَ بِمَنِّكَ، وَ أَجِرْنَا مِنْ عَذَابِكَ بِتَجَاوُزِكَ، فَإِنَّهُ لَا طَاقَةَ لَنَا بِعَدْلِكَ، وَ لَا نَجَاةَ لِأَحَدٍ مِنَّا دُونَ عَفْوِكَ»

«O Dio, se vuoi, perdonaci: è per la Tua grazia; e se vuoi, puniscici: è secondo la Tua giustizia. Con la Tua benevolenza, facilita per noi il Tuo perdono e, con la Tua indulgenza, preservaci dal Tuo castigo; infatti, non abbiamo forza dinanzi alla Tua giustizia, e non v’è salvezza per nessuno di noi senza il Tuo perdono»[34]

La giustizia sociale nell’Islam

﴿يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا كُونُوا قَوَّامِينَ بِالْقِسْطِ شُهَدَاءَ لِلَّهِ وَ لَوْ عَلَىٰ أَنْفُسِكُمْ أَوِ الْوَالِدَيْنِ وَ الْأَقْرَبِينَ إِنْ يَكُنْ غَنِيًّا أَوْ فَقِيرًا فَاللَّهُ أَوْلَىٰ بِهِمَا فَلَا تَتَّبِعُوا الْهَوَىٰ أَنْ تَعْدِلُوا وَ إِنْ تَلْوُوا أَوْ تُعْرِضُوا فَإِنَّ اللَّهَ كَانَ بِمَا تَعْمَلُونَ خَبِيرًا﴾

«O voi che avete creduto, sforzatevi sempre di essere giusti, siate testimoni per Dio, foss’anche contro voi stessi, o [contro] i vostri genitori e i vostri parenti, si tratti di un ricco o di un povero, ché Dio è più degno [di voi di prestare aiuto] a quei due. Non seguite dunque le passioni, [poiché se farete ciò] devierete [dalla retta via]. E se altererete [la testimonianza] o vi rifiuterete di testimoniare, ebbene [sappiate che], in verità, Dio è ben informato di quello che fate»[35]

In tutti i Libri celesti delle diverse religioni del mondo, così come nelle più antiche opere di filosofi, scrittori e poeti fino ai giorni nostri, l’equità e la giustizia, tanto individuale quanto sociale – o, in altri termini, l’astensione dall’ingiustizia e dall’oppressione – sono sempre state considerate valori nobili e sacri; la giustizia, inoltre, è stata persino definita la madre di tutte le virtù umane.

La pratica della giustizia nella vita individuale e sociale, e ancor più l’impegno per realizzarla e la sopportazione delle difficoltà necessarie alla sua affermazione nella società, costituiscono un compito sacro. Tuttavia, la definizione precisa della giustizia, la sua descrizione e i metodi per attuarla nelle società tradizionali e moderne sono divenuti una questione complessa e oggetto di studio tanto per gli studiosi religiosi quanto per quelli laici. E quanto sono belle e concrete le parole dell’Imam dei giusti, Ali (A), quando afferma:

«فَالْحَقُّ أَوْسَعُ الْأَشْيَاءِ فِي التَّوَاصُفِ وَ أَضْيَقُهَا فِي التَّنَاصُفِ»

«La verità, nella descrizione, è la più vasta delle cose, e nell’applicazione dell’equità è la più ristretta»[36]

Per questo motivo, nella definizione della giustizia, alcuni attribuiscono maggiore importanza agli aspetti individuali e sostengono che a ogni essere umano debba essere riconosciuto il proprio diritto in base al merito e alle capacità; altri, invece, pongono l’accento sugli aspetti sociali e collettivi della giustizia, anche qualora ciò comporti un’ingiustizia nei confronti di una minoranza di individui.

Non vi è dubbio che anche nella nobile religione dell’Islam sia stata posta grande enfasi sulla giustizia individuale e sociale, così come sulla ricerca della giustizia e sull’impegno per realizzarla. Vi è infatti una notevole differenza tra colui che è giusto e colui che ricerca la giustizia, così come tra colui che è libero e colui che ricerca la libertà. Nei versetti del Corano sono raccomandati entrambi gli aspetti:

﴿يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا كُونُوا قَوَّامِينَ بِالْقِسْطِ﴾

«O voi che avete creduto, sforzatevi sempre di essere giusti»[37]

﴿يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا كُونُوا قَوَّامِينَ لِلَّهِ شُهَدَاءَ بِالْقِسْطِ وَ لَا يَجْرِمَنَّكُمْ شَنَآنُ قَوْمٍ عَلَىٰ أَلَّا تَعْدِلُوا اعْدِلُوا هُوَ أَقْرَبُ لِلتَّقْوَىٰ وَ اتَّقُوا اللَّهَ إِنَّ اللَّهَ خَبِيرٌ بِمَا تَعْمَلُونَ﴾

«O voi che avete creduto, levatevi sempre per Dio, [siate sempre] testimoni secondo giustizia, e non vi spinga all’ingiustizia l’odio per una gente. Siate equi: l’equità è più vicina al Timore [di Dio]. Temete Dio, ché, in verità, Dio conosce bene quello che fate»[38]

Anche Dio Altissimo ha indicato come fine ultimo dell’invio dei Profeti e della rivelazione dei Libri celesti l’instaurazione della giustizia, poiché essi stessi furono uomini giusti e si levarono unicamente per stabilire la giustizia tra la gente:

﴿لَقَدْ أَرْسَلْنَا رُسُلَنَا بِالْبَيِّنَاتِ وَ أَنْزَلْنَا مَعَهُمُ الْكِتَابَ وَ الْمِيزَانَ لِيَقُومَ النَّاسُ بِالْقِسْطِ وَ أَنْزَلْنَا الْحَدِيدَ فِيهِ بَأْسٌ شَدِيدٌ وَ مَنَافِعُ لِلنَّاسِ وَ لِيَعْلَمَ اللَّهُ مَنْ يَنْصُرُهُ وَ رُسُلَهُ بِالْغَيْبِ إِنَّ اللَّهَ قَوِی عَزِيزٌ﴾

«Abbiamo invero mandato i Nostri messaggeri con chiare prove, e abbiamo fatto discendere con essi il Libro e la Bilancia, affinché gli uomini si ergano alla giustizia. E abbiamo fatto discendere il ferro, in cui ci sono forza intensa e benefici per gli uomini, e affinché Dio “sappia” chi dà aiuto a Lui e ai Suoi messaggeri nell’invisibile  [senza vederLo]. In verità, Dio è Possente, Invincibile»[39]

Il versetto sottolinea che la fondazione di una società giusta in tutte le sue dimensioni costituisce lo scopo principale dei Profeti; e per realizzare tale obiettivo sono necessari il sostegno spirituale degli insegnamenti morali da essi trasmessi e, quando occorre, anche la forza del ferro, ossia l’impiego della forza materiale, per contrastare l’ingiustizia e la discriminazione. È significativo che in questo versetto Dio Altissimo attribuisca l’instaurazione della giustizia al compito del popolo, ricordando che i Profeti, da soli, non possono realizzarla: essi devono essere sostenuti dalla gente, che in verità ne è il principale artefice. Un’altra finezza del versetto consiste nel fatto che la giustizia non si realizza soltanto sul piano materiale, ma anche la dimensione spirituale dell’essere umano svolge un ruolo essenziale nella giustizia individuale e sociale. Per questo Dio ha donato ai Profeti i Libri celesti, contenenti insegnamenti spirituali, affinché, alla luce della spiritualità e della forza materiale, potesse essere stabilita la giustizia. Così, nella religione dell’Islam, la giustizia è come un albero possente le cui radici si nutrono alla sorgente della spiritualità e della morale, mentre i suoi rami si estendono nella famiglia e nella società, fino a eliminare ogni forma di ingiustizia e discriminazione.

Come è evidente, l’Islam mira a instaurare giustizia ed equilibrio in ogni aspetto della vita umana. Se prescrive la preghiera e l’adorazione, prevede anche la zakāt e la beneficenza verso i poveri; se invita all’amicizia con gli amici di Dio, invita altresì a prendere le distanze dai Suoi nemici; se sostiene la conoscenza, sostiene anche l’azione; se ordina di confidare in Dio, ordina pure l’impegno e lo sforzo; se raccomanda il perdono nell’applicazione delle pene, comanda anche la fermezza e il non lasciare spazio agli abusi dei criminali e degli avidi.

In verità, il concetto di giustizia consiste nell’osservanza dell’equità in ogni circostanza. Anche da una lettura sommaria del Corano si nota che l’equità, la giustizia, l’imparzialità e, in sostanza, il giudizio equo sono presenti in tutti i comandamenti divini. Ad esempio, quando Dio vieta il gioco d’azzardo e il consumo di bevande alcoliche, con equità menziona anche i benefici che essi possono avere, e dice:

﴿يَسْأَلُونَكَ عَنِ الْخَمْرِ وَ الْمَيْسِرِ قُلْ فِيهِمَا إِثْمٌ كَبِيرٌ وَ مَنَافِعُ لِلنَّاسِ وَ إِثْمُهُمَا أَكْبَرُ مِنْ نَفْعِهِمَا﴾

«Ti chiedono del vino e del gioco d’azzardo. Di’: “In entrambi c’è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore del beneficio”»[40]

L’osservanza della giustizia riveste nell’Islam un’importanza tale da comprendere persino le azioni e i gesti più semplici. In un hadith si narra che, quando il Profeta parlava con la gente, distribuiva equamente i suoi sguardi tra i compagni. Nel Corano inoltre è detto:

﴿وَ إِذَا قُلْتُمْ فَاعْدِلُوا وَ لَوْ كَانَ ذَا قُرْبَىٰ﴾

«E quando parlate siate giusti, quand’anche [ciò che dite] sia [a svantaggio di] un [vostro] parente»[41]

Nelle parole dell'Imam Ali (A), modello perfetto degli uomini giusti, numerosi passi sono dedicati alla descrizione della giustizia individuale e sociale. Descrivendo l'uomo che incarna la giustizia e il timore di Dio, in uno dei sermoni del Nahj al-Balāgha, egli afferma:

«قَدْ أَلْزَمَ نَفْسَهُ الْعَدْلَ فَكَانَ أَوَّلَ عَدْلِهِ نَفْيُ الْهَوَى عَنْ نَفْسِهِ»

«Ha obbligato se stesso alla giustizia, e l’inizio della sua giustizia è respingere le passioni da se stesso»[42]

In verità, egli considera la giustizia individuale il preludio della giustizia sociale:

«Come potrà mai praticare la giustizia verso gli altri colui che ha fatto torto a se stesso?»

E a proposito della giustizia sociale, nella sua celebre lettera a Mālik al-Ashtar egli afferma:

«Fa’ che la benevolenza verso i sudditi, l’amore per loro e la gentilezza nei loro confronti siano il motto del tuo cuore e della tua anima; e non essere come una belva che considera un bottino il divorarli. Poiché gli uomini sono di due categorie: o sono tuoi fratelli nella religione, oppure tuoi simili nella creazione... Non soffermarti sui loro errori e perdona i loro peccati, così come tu stesso desideri che Dio ti accolga con il Suo perdono e la Sua misericordia... Ho udito più volte il Messaggero di Dio (S) dire: “Non sarà mai puro né prospero quel popolo in cui il debole non possa, senza timore né esitazione, reclamare il proprio diritto dal potente.

… Osserva la giustizia verso Dio, verso la gente, verso i tuoi parenti più prossimi e verso coloro tra i sudditi che ami; poiché, se non lo farai, avrai commesso ingiustizia. E chiunque commetta ingiustizia contro i servi di Dio, troverà Dio stesso come suo avversario al posto loro.

… Fa’ che l’opera a te più cara sia quella che meglio si accorda con la moderazione, che più si conforma alla giustizia e che procuri maggior soddisfazione alla gente.

… Comportati con la gente in modo tale che, nel Giorno del Giudizio, quando incontrerai Dio, la tua giustificazione sia accolta; poiché i deboli e i bisognosi hanno più bisogno della tua giustizia degli altri...

… Diffondi la giustizia e astieniti dall'oppressione e dall'ingiustizia, poiché l'oppressione costringe la gente ad abbandonare la propria terra e l'ingiustizia la spinge alla ribellione e alla spada».[43]

La giustizia e l'astensione dall'ingiustizia sono così profondamente radicate negli insegnamenti dell'Islam che è stato tramandato dal Messaggero di Dio (S):

«اِتَّقُوا اَلظُّلْمَ فَإِنَّهُ ظُلُمَاتُ يَوْمِ اَلْقِيَامَةِ»

«Guardatevi dall'ingiustizia, poiché essa sarà tenebre nel Giorno del Giudizio»[44]

Aspirare alla perfezione e migliorare se stessi

«إِلَهِی قَلْبِی مَحْجُوبٌ وَ نَفْسِی مَعْیُوبٌ وَ عَقْلِی مَغْلُوبٌ وَ هَوَائِی غَالِبٌ وَ طَاعَتِی قَلِیلٌ وَ مَعْصِیَتِی کَثِیرٌ وَ لِسَانِی مُقِرٌّ بِالذُّنُوبِ فَکَیْفَ حِیلَتِی یَا سَتَّارَ الْعُیُوبِ وَ یَا عَلامَ الْغُیُوبِ وَ یَا کَاشِفَ الْکُرُوبِ اغْفِرْ ذُنُوبِی کُلَّهَا بِحُرْمَهِ مُحَمَّدٍ وَ آلِ مُحَمَّدٍ یَا غَفَّارُ یَا غَفَّارُ یَا غَفَّارُ بِرَحْمَتِکَ یَا أَرْحَمَ الرَّاحِمِینَ»

«Mio Dio, il mio cuore è avvolto dai veli [delle tenebre], la mia anima è colma di difetti, la mia ragione è sopraffatta e le mie passioni hanno preso il sopravvento su di me; la mia obbedienza è scarsa, la mia disobbedienza è molta e la mia lingua confessa i miei peccati. Qual è dunque il mio rimedio, o Tu che veli i difetti, o Conoscitore dei segreti, o Tu che dissipi le afflizioni? Per l'onore di Muhammad e della famiglia di Muhammad, perdona tutti i miei peccati! O Ghaffār [Colui che molto perdona]! O Ghaffār! O Ghaffār! Per la Tua misericordia, o Più Misericordioso dei misericordiosi!»[45]

Il bisogno di perfezionarsi, di autorealizzarsi e, in altri termini, l'aspirazione alla perfezione costituisce una delle inclinazioni fondamentali dell'essere umano. In ogni epoca, in tutte le culture, scuole di pensiero e filosofie, così come nelle tradizioni religiose e nei culti, vi sono sempre stati uomini che hanno raggiunto i più alti gradi della perfezione umana e che, per questo, sono stati oggetto di lode e venerazione da parte dei loro seguaci. Si può persino affermare che la presenza di una figura ideale e compiuta, assunta come modello, rappresenti uno dei bisogni costanti dello spirito umano: attraverso l'emulazione di tale figura, l'uomo cerca di elevarsi fino a conseguire le stesse perfezioni.

Il più alto compimento dell'essere umano, secondo le religioni divine, consiste nell'avvicinarsi a Dio l'Altissimo e nel riflettere in sé le Sue più belle qualità, poiché Egli è il detentore di ogni perfezione e degli attributi più sublimi: il Misericordioso, il Clemente, il Generoso, Colui che perdona, il Compassionevole, il Benevolo, il Paziente, il Buono, il Longanime, l'Immenso, il Creatore, Colui che plasma, Colui che provvede, Colui che dona, Colui che apre, Colui che espande, Colui che innalza, il Sottile, Colui che dà vita, il Protettore, Colui che accoglie il pentimento, Colui che raccoglie, la Guida, l'Incomparabile e innumerevoli altri attributi di bellezza. Avvicinarsi a Dio significa dunque raggiungere i più alti gradi di crescita, bontà e bellezza.

Nel Corano, l'essere umano è presentato come vicario e rappresentante di Dio sulla terra; di conseguenza, deve possedere le qualità e le capacità necessarie a rappresentare degnamente Colui che lo ha posto in tale posizione e ad adempiere ai compiti della successione. Questo obiettivo può condurre l'uomo a una sempre maggiore vicinanza agli attributi sublimi di Dio l'Altissimo.

Lo sforzo dell'essere umano di perfezionarsi in ogni dimensione, materiale e spirituale, è in realtà l'inizio di un viaggio interiore il cui traguardo è Dio l'Altissimo, Creatore di ogni bellezza e di ogni bontà.

D'altra parte, gli studiosi delle diverse discipline hanno considerato l'essere umano un tesoro di capacità e di potenzialità pressoché illimitate, riconoscendo al tempo stesso che egli è rimasto, in larga misura, incapace di svilupparle pienamente. Per raggiungere tali perfezioni è necessario, anzitutto, disporre di un modello giusto e chiaro che guidi l'uomo nel suo cammino e, in secondo luogo, di un insegnamento completo e comprensivo che gli consenta di conseguire un traguardo così nobile. La ricerca di una corretta risposta a queste due esigenze accompagna l'umanità da secoli, alimentando la sua riflessione e il suo desiderio di raggiungere le più alte perfezioni umane.

Poiché Dio, nella Sua misericordia, si è assunto il compito di educare i Suoi servi, ha trasmesso numerosi insegnamenti su questo tema nei Libri sacri e attraverso le parole dei Suoi Profeti. Anzitutto, ha scelto i Profeti come modelli manifesti affinché facessero fiorire i tesori nascosti nell'essere umano; quindi, ha affidato loro un insegnamento da trasmettere agli uomini, perché, seguendo il loro esempio e conformandosi alle loro parole, potessero raggiungere le perfezioni divine.

Tra gli insegnamenti che i Profeti hanno portato all'umanità, la purificazione dell'anima e il cammino spirituale occupano un posto e rivestono un'importanza del tutto particolari; seguire questo percorso è infatti molto più arduo che osservare molti altri precetti religiosi. Nella Sua benevolenza e misericordia, Dio non ha imposto agli uomini di percorrere i sentieri ardui dell'amore divino per raggiungere le più alte perfezioni, ma ha chiesto loro soltanto di ricordare il loro unico Signore, di compiere il bene e di non corrompere la terra. Vi sono tuttavia anime innamorate di Dio che aspirano a raggiungere i più alti gradi della servitù nei Suoi confronti; per questo devono attenersi a prescrizioni particolari che non sono alla portata di chiunque.

Le fasi del viaggio spirituale e del miglioramento di sé

Primo passo: riflessione e meditazione

Naturalmente, il primo passo per intraprendere il viaggio del miglioramento di sé consiste nella riflessione e nella meditazione: riflettere sul motivo per cui si desidera intraprendere questo cammino, fino a dove si intenda percorrerlo e quali difficoltà si dovranno affrontare lungo la via. È necessario stabilire fin dall'inizio il proprio obiettivo, affinché non ci si arresti a metà del percorso. Attraverso questa riflessione, l'essere umano si risveglia dal torpore della negligenza quotidiana, decide di diventare una persona diversa e dà così inizio al proprio viaggio spirituale.

Secondo passo: intenzione e volontà

Nel passo successivo, l'essere umano è chiamato a una profonda rivoluzione interiore: decide di pentirsi di tutto ciò che ha compiuto senza un'intenzione rivolta a Dio e di ritornare così al cammino della purezza e della servitù nei Suoi confronti. Attraverso questa trasformazione egli rinasce e, come un bambino che apre per la prima volta gli occhi, contempla il mondo e tutto ciò che contiene con uno sguardo nuovo, colmo di benevolenza e capace di scorgere ovunque i segni di Dio.

Terzo passo: distaccarsi da tutto ciò che non è Dio

Nel terzo passo, l'essere umano, mosso dall'amore per Dio e dal costante ricordo di Lui, si distacca da tutto ciò che non è Dio, distoglie lo sguardo dallo sfarzo del mondo materiale e dai desideri terreni, e si consacra interamente alla volontà divina e al servizio degli oppressi e dei bisognosi.

Quarto passo: vigilanza ed esame di coscienza

Nel quarto passo, chiamato «vigilanza ed esame di coscienza», l'essere umano vigila costantemente su sé stesso e, in ogni azione, riflette attentamente se Dio misericordioso gli abbia concesso il permesso di compierla. Se quell'azione è lecita, la compie; se non lo è, vi rinuncia per compiacere Dio. Al termine di ogni giornata, esamina attentamente le proprie azioni e intenzioni per verificare se vi siano stati comportamenti o parole in contrasto con il suo fine divino. Se tutte le sue opere sono state buone, rende grazie a Dio, Gli chiede di accordargli un successo ancora maggiore nel Suo servizio e accresce la propria adorazione e umiltà; se invece ha commesso un errore, implora il perdono divino, versa lacrime di pentimento e si adopera per rimediare alla propria mancanza.

Se questi quattro passi, che costituiscono in realtà le prime tappe del miglioramento di sé, vengono percorsi con perseveranza per un periodo considerevole, Dio spalanca all'uomo le porte della Sua misericordia particolare e lo rende ospite di un mondo sconosciuto e soave, affinché possa divenire compagno degli angeli e dei servi giusti di Dio. È un mondo le cui delizie non possono essere descritte: il mondo delle perfezioni e delle bellezze.

﴿إِنَّ الَّذينَ قالوا رَبُّنَا اللَّهُ ثُمَّ استَقاموا تَتَنَزَّلُ عَلَيهِمُ المَلائِكَةُ أَلّا تَخافوا وَ لا تَحزَنوا وَ أَبشِروا بِالجَنَّةِ الَّتی كُنتُم توعَدونَ﴾

«In verità, coloro che dicono: “Il nostro Signore è Dio”, poi perseverano, su di loro discendono gli angeli [dicendo ad essi]: “Non temete, e non rattristatevi, e gioite del Paradiso che vi veniva promesso [nella vita terrena]!»[46]

Continua…

Note

[1]. Corano: Sura Fuṣṣilat (41), versetti 30‑32.

[2]. Corano: Sura Āl‑ʿImrān (3), versetti 133‑136.

[3]. Nahj al-Balāgha, estratti dal Sermone dei Timorati (Khuṭbat al-Muttaqīn).

[4]. Corano, Sura al‑Naḥl (16), versetto 97.

[5]. Corano, sura Fussilat (41), versetti 34‑35.

[6]. Al‑Ṣaḥīfa al‑Sajjādiyya, supplica ventesima.

[7]. Corano: Sura al‑Rūm (30), versetto 50.

[8]. Corano: Sura al‑Aʿrāf (7), versetto 156.

[9]. Corano: Sura al‑Rūm (30), versetto 50.

[10]. Corano: sura al‑Anʿām (6), versetto 54; cfr. anche versetto 12.

[11]. Corano: Sura Hūd (11), versetto 119.

[12]. Corano: Sura al‑Zumar (39), versetto 53.

[13]. Corano: Sura al‑Ḥijr (15), versetto 56.

[14]. Corano: Sura Fāṭir (35), versetto 2.

[15]. Corano: Sura Āl ʿImrān (3), versetto 159.

[16]. Corano: Sura al‑Anbiyāʾ (21), versetto 107.

[17]. Al‑yawm yawm al‑malḥamah.

[18]. Corano: Sura al‑Jāthiya (45), versetto 14.

[19]. Corano: Sura al‑Aʿrāf (7), versetto 56.

[20]. Corano: Sura al‑Ḥadīd (57), versetto 27.

[21]. Nahj al‑Balāghah, lettera 47.

[22]. Biḥār al‑Anwār, vol. 42, p. 157.

[23]. Nahj al‑Balāgha, Lettera 31.

[24]. Al‑Ṣaḥīfa al‑Sajjādiyya, supplica trentanovesima.

[25]. Corano: Sura al‑Naḥl (16), versetto 90.

[26]. Corano: Sura al‑Baqarah (2), versetto 177.

[27]. «Al‑ʿadlu al‑inṣāfu wa’l‑iḥsānu al‑tafaḍḍul».

[28]. Nahj al‑Balāghah, sentenza 437.

[29]. Sura al‑Insān (76), versetti 8–9.

[30]. Corano: Sura al‑Baqarah (2), versetto 83.

[31]. Corano: Sura Maryam (19), versetto 32.

[32]. Corano: Sura Āl ʿImrān (3), versetto 92.

[33]. Corano: Sura Āl ʿImrān (3), versetto 134.

[34]. Al‑Ṣaḥīfa al‑Sajjādiyya, supplica decima.

[35]. Corano: Sura al‑Nisāʾ (4), versetto 135.

[36]. Nahj al‑Balāgha, sermone 216.

[37]. Corano: Sura al‑Nisāʾ (4), versetto 135.

[38]. Corano: Sura al‑Māʾida (5), versetto 8.

[39]. Corano: Sura al‑Ḥadīd (57), versetto 25.

[40]. Corano: Sura al‑Baqarah (2), versetto 219.

[41]. Corano: Sura al‑Anʿām (6), versetto 152.

[42]. Nahj al‑Balāgha, sermone 87‌.

[43]. Nahj al‑Balāgha, lettera 53.

[44]. Al-Kāfī, vol. 2, p. 332.

[45]. Supplica del Mattino (Duʿāʾ al‑Ṣabāḥ), Imam Ali (A).

[46]. Corano: Sura Fuṣṣilat (41), versetto 30.

A cura di Mostafa Milani Amin

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