Agenzia Hawzah News – L'Ayatollah Alireza Arafi, direttore dei seminari religiosi della Repubblica Islamica dell'Iran, ha pubblicato una dichiarazione di carattere analitico nella quale illustra i principali messaggi emersi dalle storiche cerimonie di commiato, accompagnamento funebre e sepoltura dell'Imam Martire, alle quali hanno preso parte decine di milioni di persone in Iran e in Iraq.
Riportiamo di seguito il testo integrale della dichiarazione.
Col Nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo
«Fra i credenti vi sono uomini che sono rimasti fedeli al patto stretto con Dio: alcuni hanno già compiuto il loro destino, altri sono ancora in attesa, ma non hanno mutato minimamente il loro impegno»
Lo storico e senza precedenti funerale del grande Condottiero e Guida del mondo islamico, Sua Eminenza il Grande Ayatollah Imam Khamenei (che Dio, l'Altissimo, sia soddisfatto di lui), insieme ad alcuni membri della sua famiglia, celebrato a Teheran, Qom, Najaf, Karbala e Mashhad, così come le cerimonie simboliche di commemorazione e di lutto svoltesi in numerosi Paesi e regioni del mondo, hanno segnato una svolta fondamentale nel cammino verso la costruzione della nuova civiltà islamica e nella preparazione della manifestazione del Sole Supremo della Wilaya, l'Imam Mahdi, il Promesso (che Dio affretti la sua nobile venuta).
La partecipazione di decine di milioni di persone, con bandiere rosse simbolo della vendetta e con i loro cori che invocavano la rivalsa, ha trasformato questo funerale nella più grande e incomparabile cerimonia funebre della storia.
Questo funerale è stato la manifestazione dell'amore sconfinato del popolo verso la propria Guida, un amore che Dio pone nel cuore dei credenti che hanno fede e compiono opere buone:
«In verità, per coloro che credono e operano il bene, il Misericordioso susciterà amore»
L'atmosfera che ha caratterizzato il funerale è stata un intreccio di profondo dolore e di immensa epopea. Nel dare l'ultimo saluto al proprio Imam Martire, il popolo ha manifestato uno spirito e una consapevolezza ispirati a Husayn e ad Ashura. Queste emozioni travolgenti rappresentano la manifestazione più profonda dell'identità religiosa e rivoluzionaria della nazione e costituiscono un immenso patrimonio per la Repubblica Islamica, che dovrà essere impiegato nel perseguimento del cammino rivoluzionario e dei suoi alti obiettivi.
Questa imponente cerimonia, divenuta una dimostrazione della forza della Umma islamica e del Fronte della Resistenza contro il fronte della miscredenza e dell'arroganza mondiale, ha suscitato l'ira del presidente degli Stati Uniti, mentalmente instabile e privo di rispetto, il quale, spinto dalla disperazione, ha iniziato a proferire assurdità, minacce e insulti contro il grande popolo iraniano.
Proprio durante questa grandiosa manifestazione, egli ha nuovamente violato, per l'ennesima volta, gli impegni assunti nell'accordo, ordinando attacchi contro diverse zone del sud e del nord della cara Repubblica Islamica dell'Iran; nei giorni successivi ha inoltre dichiarato apertamente guerra, lanciando feroci aggressioni contro numerose aree del Paese. In risposta, le potenti Forze Armate iraniane gli hanno inflitto colpi durissimi e devastanti.
Questo funerale ha dimostrato ancora una volta al mondo la verità della vittoria del sangue sulla spada e la disponibilità del popolo iraniano e del Fronte della Resistenza ad accogliere la morte e il martirio. Al tempo stesso, ha consolidato la logica del «Noi possiamo», mostrando il ruolo insostituibile della volontà popolare, della presenza del popolo e del suo risveglio nel garantire la fermezza, la crescita e il progresso del Paese, e ha rivelato al mondo che i nuovi equilibri internazionali sono ormai in fase di trasformazione.
Senza alcun dubbio, questa straordinaria dimostrazione di forza, di risveglio e di eroismo della Umma islamica, espressa nel funerale dell'Imam Martire, in questo momento estremamente complesso di guerra ibrida, reca con sé messaggi profondi e strategici destinati ai responsabili del Paese, al popolo, ai seminari, ai religiosi fedeli, al Fronte della Resistenza e all'intero mondo islamico.
Ora che l'Imam Martire riposa, insieme a queste pure e benedette salme, accanto all'Imam compassionevole, ʿAlī ibn Mūsā al-Riḍā (pace su di lui), il pesante compito di proseguire il cammino fino alla vetta della Manifestazione grava sulle spalle di tutti noi. Per questo motivo, spiegare questi messaggi strategici affinché il percorso possa continuare fino a quel traguardo è una necessità imprescindibile.
Nel rendere omaggio all'epopea compiuta da milioni di persone e nel porgere le mie condoglianze all'Imam del Tempo (che Dio affretti la sua nobile venuta) e alla Guida della Umma islamica, Sua Eminenza l'Ayatollah Imam Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei, desidero illustrare i messaggi strategici di questo grandioso evento storico e richiamare i doveri che, da questo momento in poi, ricadono su tutti noi.
Il messaggio della rivendicazione del sangue e della vendetta contro gli assassini dell'Imam Martire della Rivoluzione Islamica
Il funerale dell'Imam Martire e le bandiere rosse di Ashura innalzate nelle mani del popolo hanno dimostrato che la vendetta e la rivendicazione del sangue dell'Imam Martire costituiscono un diritto legittimo, sia sul piano religioso sia su quello giuridico, di questa nazione e di tutti gli uomini liberi del mondo.
Fra l'immensa folla dei partecipanti risuonavano con maggiore forza di qualsiasi altro slogan i cori di «Vendetta!», «O vendicatori del sangue di Khamenei!» e la richiesta di mettere a morte Trump e Netanyahu.
Le bandiere rosse, che nella cultura religiosa rappresentano il simbolo della rivendicazione del sangue, trasmettevano ai nemici e agli aggressori un messaggio chiaro e inequivocabile: il popolo è fermamente deciso a vendicare il sangue puro del proprio Imam Martire e di tutti i martiri delle due recenti guerre, punendo i loro assassini criminali e disonorati.
La vendetta e la rivendicazione del sangue dell'Imam Martire non dipendono dall'avvicendarsi dei governi o delle persone coinvolte
Come ha affermato la nostra amata Guida nel suo recente messaggio pronunciato in occasione del funerale e della sepoltura dell'Illustre Martire dell'Iran, la rivendicazione del sangue dell'Imam Martire, che visse come Husayn e fu martirizzato come Husayn, così come quella di tutti coloro che nelle due recenti guerre imposte hanno raggiunto il martirio sulla via di al-Husayn (pace su di lui), costituisce la continuazione della rivendicazione del sangue di Husayn (pace su di lui) e dei suoi compagni, richiamata esplicitamente nella Duʿāʾ al-Nudba e nella Ziyārat Ashura.
Per questo motivo, secondo il recente messaggio della Guida Suprema della Rivoluzione, la richiesta di vendicare il sangue dell'Imam Martire e degli altri martiri delle due recenti guerre è una questione certa e irrevocabile, che non dipende dall'avvicendarsi dei governi o delle persone coinvolte. Essa sarà comunque realizzata, e i criminali e gli autori di tali delitti, d'ora in avanti, non conosceranno mai più la sicurezza e porteranno con sé nella tomba il desiderio irrealizzato di una morte serena nel proprio letto. Questa vendetta sarà perseguita sul piano internazionale, con un'azione ampia e condivisa, grazie all'impegno degli uomini liberi di tutto il mondo.
I media internazionali hanno colto con chiarezza questo potente grido della Umma islamica, interpretandolo come una «mobilitazione della volontà nazionale» destinata a modificare i calcoli dei nemici. Anche il nemico criminale, lo Yazid del nostro tempo, è rimasto profondamente scosso da questo messaggio, tanto da rafforzare le misure di protezione dei propri dirigenti e comandanti.
Non vi è dubbio che il nemico dovrà pagare il prezzo di questo crimine, affinché non osi mai più commetterne uno simile. Da questo momento in avanti, il popolo dovrà mantenere viva nei propri cuori la fiamma della vendetta fino alla sua piena realizzazione, trasformandola in una determinazione incrollabile a percorrere la stessa strada che l'Imam Martire ha irrigato con il proprio sangue.
Anche noi, seguendo il nostro Leader, rinnoviamo l'impegno a vendicare il sangue puro dell'Imam Martire e di tutti i martiri delle due recenti guerre. Chiediamo ai responsabili del Paese, alle Forze Armate, a tutti gli sciiti, ai musulmani e agli uomini liberi del mondo di adoperarsi con decisione affinché questa giusta rivendicazione della Umma islamica trovi piena realizzazione. È pertanto necessario che tutti i responsabili dello Stato, le istituzioni governative e popolari, i religiosi, gli studenti dei seminari, i predicatori, tutte le categorie della popolazione e gli uomini valorosi e animati da zelo di ogni parte del mondo rispondano a questo appello e preparino le condizioni necessarie per la sua attuazione.
Il messaggio della prosecuzione del jihad e della resistenza e del ritorno all'orientamento della Guida: l'accordo è terminato
Il messaggio chiaro e inequivocabile espresso dal popolo attraverso questa straordinaria partecipazione è la richiesta di proseguire il jihad e la resistenza e di ritornare all'orientamento indicato dalla Guida.
Ora che il nemico, con minacce, insulti e aggressioni militari, con l'imposizione di sanzioni economiche, con il rifiuto di risarcire i danni, con la mancata restituzione delle ricchezze del Paese, con il mancato cessate il fuoco e il rifiuto del ritiro dell'usurpatore israeliano dal territorio libanese e, successivamente, con il ripristino del blocco navale dell'Iran, ha violato tutte le clausole dell'accordo; e ora che il Presidente degli Stati Uniti, con assoluta sfacciataggine e senza alcun pudore, ha dichiarato concluso l'accordo e ha dato inizio alla guerra, non sussiste più alcuna ragione per continuare a rispettare tale accordo o proseguire i negoziati.
Lo stesso Presidente della Repubblica, che insieme ai membri del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale si era impegnato davanti alla Guida Suprema della Rivoluzione e al popolo coraggioso e resistente dell'Iran ad attuare le clausole dell'accordo e a opporsi alle pretese eccessive degli Stati Uniti, deve ormai considerare definitivamente concluso tale accordo e, insieme agli altri membri del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ai comandanti delle Forze Armate e ai responsabili della diplomazia del Paese, intraprendere la via del jihad e della perseveranza, ritornando, nella piena obbedienza alla Guida Suprema della Rivoluzione, sul percorso da lui indicato.
Il grande popolo iraniano non farà concessioni al nemico
I responsabili del Paese devono prestare attenzione al fatto che proprio quel popolo che oggi sopporta le difficoltà economiche causate dalla guerra e dalla cattiva gestione di alcuni responsabili economici è lo stesso popolo che avanza questa richiesta.
Ciò significa che il grande popolo iraniano non è disposto a cedere al nemico a causa delle difficoltà economiche ed è pronto a sacrificare fino all'ultima goccia del proprio sangue per preparare la venuta dell'Imam Atteso e raggiungere la vetta della vittoria.
Per questo motivo, i responsabili non devono rinunciare ai legittimi diritti della Umma islamica invocando come pretesto le difficoltà economiche, il timore dei costi della guerra o della distruzione delle infrastrutture, né devono proseguire sulla via dei negoziati e dell'accordo con coloro che il Sacro Corano descrive come gente che non rispetta alcun patto.
Essi devono invece confidare in Dio Onnipotente e nutrire una ferma speranza nelle Sue leggi e nelle Sue promesse, espresse in versetti quali:
«O voi che credete! Se soccorrete Dio, Egli soccorrerà voi e renderà saldi i vostri passi».
«Combatteteli: Dio li punirà per mano vostra, li umilierà, vi concederà la vittoria su di loro e guarirà i cuori dei credenti».
«Quante volte una piccola schiera, con il permesso di Dio, ha sconfitto una schiera ben più numerosa! E Dio è con coloro che perseverano».
E in molti altri versetti del Corano.
Forti del sostegno di questo popolo credente, rivoluzionario, consapevole, fedele alla Wilaya, generoso e resistente, devono proseguire il jihad da una posizione di forza fino al completo annientamento del nemico, alla vendetta, all'ottenimento delle riparazioni dovute, al recupero delle ricchezze del Paese ancora trattenute, al pieno riconoscimento del diritto dell'Iran a esercitare il controllo sullo Stretto di Hormuz e al soddisfacimento di tutte le altre condizioni indicate dalla Guida.
Il messaggio dell'unità e della grandezza del Fronte della Resistenza e del mondo islamico
Questa cerimonia ha dimostrato che, nonostante l'intensificarsi dell'offensiva e della brutalità del nemico americano e sionista negli ultimi anni, il Fronte della Resistenza continua a vivere e a rafforzarsi più che mai. Esso non solo non si è indebolito, ma ha visto nascere nuove energie e nuove forze, dando vita a una catena ancora più solida e potente rispetto a quella di due anni fa.
Uno dei messaggi più importanti di questa imponente manifestazione è stato quello dell'unità del Fronte della Resistenza, quale corpo unico e compatto contrapposto al fronte dell'empietà e della tirannia globale.
La significativa presenza di responsabili e cittadini provenienti dall'Iraq, dal Libano, dalla Siria, dallo Yemen e da altri Paesi islamici alle cerimonie funebri di Teheran, Qom e Mashhad, così come i grandiosi e straordinari funerali celebrati a Najaf e Karbala per l'Imam Martire e i membri della sua famiglia, uniti alla massiccia partecipazione del popolo iracheno in lutto e alla presenza di numerosi rappresentanti dell'Iraq, del Libano, dello Yemen e della Siria, hanno trasmesso al mondo il messaggio dell'unità del Fronte della Resistenza.
Questa cerimonia ha mostrato la profonda unione dei cuori di tutte le comunità islamiche e il fatto che gli uomini coraggiosi e i combattenti dell'intero mondo islamico guardano a un unico ideale che trascende ogni frontiera geografica.
Essa ha rappresentato una nuova pagina dell'identità unitaria della Umma islamica.
Anche l'omaggio reso da autorità di Paesi islamici non ostili alle pure salme dei martiri, insieme alle cerimonie simboliche di lutto organizzate in numerosi Paesi musulmani, ha costituito una significativa manifestazione dell'unità del mondo islamico e ha ribadito la portata sovranazionale e universale della Guida Martire della Rivoluzione per l'intera Umma islamica.
Questa unità costituisce un immenso patrimonio per il mondo islamico e una risposta ferma ai tentativi dei nemici di alimentare la divisione.
Occorre custodire questa unità e rafforzarla ogni giorno di più.
I responsabili, sia sul piano militare sia su quello diplomatico, devono garantire tutto il sostegno necessario al Fronte della Resistenza, in particolare in Iraq, Libano e Yemen, mentre il popolo deve continuare a testimoniare questa unità con sempre maggiore forza, anche nelle piazze.
Il messaggio del legame indissolubile tra i religiosi, la Guida e il popolo
La partecipazione intensa e visibile dei religiosi a questo storico funerale, nel ruolo di servitori, guide e compagni del popolo, ha manifestato il legame indissolubile tra i religiosi, l'Imam, la Umma islamica e il Fronte della Resistenza.
In particolare, la presenza delle grandi autorità religiose sciite, degli eminenti studiosi religiosi e dei docenti dei seminari di Qom e di Najaf durante le cerimonie funebri ha dimostrato il profondo e saldo legame dell'autorità religiosa e dei religiosi con la Guida della Rivoluzione, con il popolo e con il movimento della Resistenza.
Da molti anni il nemico ha compreso l'importanza del ruolo svolto dalle autorità religiose e dai religiosi nel perseguimento degli obiettivi sacri della Rivoluzione Islamica e, fin dall'inizio della Rivoluzione, ha cercato di indebolirne la posizione ricorrendo agli assassinii, alla diffamazione, all'infiltrazione e alla semina della discordia, tentando di creare divisioni tra gli studiosi, le autorità religiose e la Guida.
La vasta partecipazione dei religiosi, degli eminenti studiosi e delle grandi autorità religiose alle preghiere funebri e alle cerimonie di sepoltura ha dimostrato che i piani del nemico sono falliti e che i religiosi sono oggi, più che mai, al fianco del popolo, al suo servizio e profondamente devoti alla Guida.
È necessario che il popolo credente e i religiosi custodiscano questo sacro legame e che i religiosi stessi, attraverso un servizio sincero e uno spirito di sacrificio, lo rendano ogni giorno più forte e più esteso.
Il messaggio del rinnovamento del patto di fedeltà con la saggia Guida della Rivoluzione e del sostegno alla Repubblica Islamica
Nel cuore di questa immensa epopea si è svolta una «votazione» silenziosa, ma di straordinaria forza. I musulmani e i rivoluzionari dell'Iran e del resto del mondo hanno rinnovato, nel corso di questa grandiosa adunanza, il proprio patto di fedeltà con la nuova Guida, Sua Eminenza l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei.
Questo rinnovato giuramento di fedeltà, espresso da decine di milioni di persone lungo il percorso del funerale attraverso slogan quali «La mia vita in sacrificio per la Guida» e «Labbayk, o Khamenei!», ha dimostrato che la nuova Guida gode, fin dall'inizio del suo mandato, di un immenso sostegno popolare e che il popolo rimane fedele alla Repubblica Islamica fondata sulla Wilayat al-Faqih.
Il patto di fedeltà della Umma con il degno successore dell'Imam Martire, quale Guida della Repubblica Islamica, nasce da una conoscenza profonda e incomparabile della dottrina della Wilaya e dell'Imamato nella nobile tradizione sciita, una conoscenza che costituirà una guida sicura nel cammino verso le vette della grandezza e della dignità della Umma.
Questa fedeltà, che implica piena obbedienza e totale sostegno alla Guida, rafforza l'autorità della Guida Suprema della Rivoluzione nella conduzione del vascello della Rivoluzione e nel guidarlo fino alla luminosa riva della Manifestazione.
Non vi è dubbio che, in questa guerra ibrida e cognitiva, il nemico impiegherà ogni mezzo per spezzare o indebolire questo patto. I religiosi e il popolo fedele alla Wilaya devono quindi impegnarsi nel jihad della chiarificazione, accrescendo la consapevolezza e il discernimento, così da neutralizzare i piani del nemico.
Il messaggio della fedeltà della Umma all'Islam e ai valori islamici
La straordinaria, appassionata ed eroica partecipazione del popolo, accompagnata da dolore, sospiri e lacrime, al funerale di un Imam Martire che fu husaynita nel pensiero, nell'azione, nel jihad, nella resistenza, nella vita e nel sacrificio del proprio sangue per la scuola dell'Imam Husayn, e che dedicò l'intera esistenza alla difesa dei fondamenti, dei principi, degli obiettivi, delle norme dell'Islam e dei valori della Rivoluzione, ha trasmesso al mondo il messaggio che il popolo rimane fedele all'Islam, ai suoi valori e ai suoi precetti ed è disposto, come il proprio Imam, a sacrificare sé stesso e i propri figli per la sua difesa.
Per molti anni il nemico ha cercato, attraverso l'offensiva culturale, la diffusione della corruzione morale, dell'indifferenza religiosa e del materialismo, di snaturare culturalmente la società, promuovendo lo stile di vita occidentale e allontanando il popolo dall'Islam. In parte vi è riuscito, e più volte l'Imam Martire aveva messo in guardia da questo pericolo, manifestando la propria profonda preoccupazione.
Questa imponente partecipazione ha però dimostrato che, grazie al sangue dei martiri delle due recenti guerre e soprattutto all’innocente sangue dell'Imam Martire, il popolo si è rivolto all'Islam con una convinzione ancora più profonda e che tale sacrificio ha neutralizzato, in larga misura, l'offensiva culturale del nemico.
Ciò nonostante, il pericolo permane. I responsabili delle politiche culturali, i religiosi e tutte le forze credenti e rivoluzionarie devono sentirsi pienamente responsabili di questa sfida, cogliendo l'opportunità offerta dal sacrificio di questi martiri per adottare politiche economiche e culturali efficaci, promuovere il jihad della chiarificazione e una comunicazione religiosa chiara, convincente e mobilitante, così da vanificare i piani del nemico e accelerare il cammino verso la formazione della Umma e della civiltà islamica.
Il messaggio dell'umiliazione e del fallimento dei piani del nemico
Uno dei messaggi fondamentali di questo funerale è stato che il nemico arrogante americano e sionista ha compreso che, nonostante tutti i grandi progetti elaborati contro il popolo iraniano e tutti i suoi sogni di rovesciare la Repubblica Islamica, la fermezza della Guida, del popolo coraggioso e delle potenti Forze Armate iraniane ha condotto tutti questi piani a un'umiliante sconfitta.
Gli Stati Uniti e Israele sono ormai avviati verso il declino e la rovina di fronte alla grandezza del popolo iraniano, e non è lontano il giorno in cui gli Stati Uniti saranno costretti a ritirare la propria presenza dalla regione, che verrà purificata dalla loro ingerenza.
Anche gli Stati della regione comprenderanno presto che non devono temere gli Stati Uniti e che il servilismo nei confronti dell'America e la dipendenza dal Grande Satana non hanno mai arrecato loro alcun beneficio o interesse; non avranno quindi altra scelta che interrompere ogni dipendenza dagli Stati Uniti e dal maledetto Israele.
Tre osservazioni conclusive
A) È necessario che la presenza del popolo nelle piazze prosegua con ancora maggiore entusiasmo e consapevolezza rispetto al passato e che non venga interrotta finché la Guida Suprema della Rivoluzione non lo riterrà opportuno.
Le autorità devono favorire sempre più questa partecipazione, consapevoli che essa rappresenta il sostegno delle Forze Armate sul campo di battaglia, dei responsabili dello Stato nell'opera di governo e dei diplomatici nelle loro attività.
Essa costituisce inoltre il terreno favorevole alla diffusione dei precetti e dei valori islamici, al loro radicamento nella coscienza del popolo, a una più ampia partecipazione dei cittadini nella soluzione dei problemi economici e culturali del Paese e alla piena realizzazione della democrazia religiosa.
Occorre comprendere che il grande risveglio del popolo iraniano in questa fase rappresenta una delle più alte manifestazioni della grandezza, della gloria e dello splendore della Rivoluzione Islamica.
Nel messaggio della Guida Suprema pronunciato in occasione del funerale e della sepoltura dell'Imam Martire si afferma che questo vasto risveglio popolare trae origine dall'eco dell'epopea di Ashura, la quale costituisce il riflesso della missione profetica nelle profondità della storia dell'umanità. Da tale eco nacque la Rivoluzione Islamica e, dalla medesima eco, è nato anche il risveglio del popolo.
Gli effetti e le molteplici dimensioni di questa mobilitazione popolare garantiranno, inshAllah, il raggiungimento degli alti obiettivi e degli ideali della Rivoluzione.
B) Preservare l'unità e la coesione nazionale attorno alla verità e al Wali al-Faqih, soprattutto nelle attuali e complesse condizioni della guerra ibrida, costituisce uno dei doveri più importanti.
Le autorità, le diverse componenti della società e i religiosi devono custodire questo incomparabile dono divino mediante una piena obbedienza alla Guida Suprema della Rivoluzione ed evitare qualsiasi azione, dichiarazione o scritto che possa indebolire tale unità.
Naturalmente, preservare l'unità nazionale non significa tacere di fronte agli errori di valutazione o di gestione dei responsabili.
Al contrario, criticare i governanti e avanzare nei loro confronti richieste legittime, purché ciò avvenga senza calunnie, insulti o mancanza di rispetto, contribuisce a rafforzare questa stessa unità.
Grazie a Dio, i nostri responsabili stanno operando con buona volontà e sincera sollecitudine, come ha affermato la nostra amata Guida nel suo messaggio riguardo all'accordo. Si auspica che, forti dell'esperienza maturata attraverso questi negoziati e questo accordo, correggano i propri errori di valutazione mediante una fedeltà ancora maggiore alla Guida Suprema della Rivoluzione e adempiano agli impegni assunti nei confronti della Guida e del popolo.
C) Tutti i responsabili e i decisori della Repubblica Islamica devono cogliere questa straordinaria opportunità offerta dalla terza guerra imposta per ricostruire il modello dello Stato e del sistema politico sulla solida base della logica dell'Islam, degli insegnamenti delle grandi autorità religiose sciite, dei principi e del pensiero dei due Imam della Rivoluzione, della Guida Suprema, Sua Eminenza l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei (che Dio lo preservi), nonché della cultura della resistenza, della perseveranza e della razionalità rivoluzionaria, così da precludere ogni possibilità di complotto e di inganno da parte del nemico arrogante.
Conclusione
In conclusione, rinnovo le mie condoglianze all'Imam del Tempo (che Dio affretti la sua nobile venuta) e al suo legittimo luogotenente, la nostra amata, paziente e coraggiosa Guida, Sua Eminenza l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei, per il martirio dell'Imam Martire della Rivoluzione Islamica, dei membri della sua famiglia e dei martiri delle due recenti guerre imposte.
A nome di tutti i religiosi rivoluzionari e fedeli, rinnovo, insieme alla Guida e al fiero popolo iraniano, il patto di sacrificare la nostra vita, i nostri beni e il nostro onore lungo il cammino tracciato dall'Imam Martire fino alla vetta della Manifestazione.
«E la vittoria non proviene che da Dio, il Glorioso, il Saggio»
Alireza Arafi
Direttore dei Seminari
A cura di Mostafa Milani Amin

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