Agenzia Hawzah News – Presentiamo di seguito un’altra parte della serie «Un’introduzione alla conoscenza dell’Islam», che attraverso un linguaggio chiaro e accessibile offre ai lettori — in particolare ai giovani — gli strumenti essenziali per approfondire la conoscenza della religione islamica, dei suoi insegnamenti e della sua visione dell’essere umano e della società.
La necessità della religione
Si può forse trovare qualcuno che non abbia mai assistito a raduni di culto e divulgazione religiosa, visto sinagoghe, chiese o moschee, partecipato a celebrazioni come la Pasqua ebraica, il Natale o il Ramadan, oppure incontrato figure religiose quali rabbini, sacerdoti e imam? Se ponessimo questa domanda alle persone intorno a noi, quasi certamente tutti risponderebbero di no. Riconoscerebbero infatti che un fenomeno chiamato «religione» ha dato origine a queste realtà e continua a svolgere un ruolo importante nella vita di molti. Un ruolo così rilevante che, senza di esso, molti perderebbero la serenità della propria esistenza: molti hanno riassunto tutti gli scopi della loro vita nell’osservanza degli insegnamenti religiosi.
Quando però si cerca di definire con precisione la religione e il suo contenuto, è probabile che ciascuno ne offra una descrizione basata sulle proprie convinzioni o osservazioni. Alcuni la presentano come la fede in un Dio vero, la consapevolezza del peccato e l’astensione da esso, nonché la credenza nella vita dopo la morte. Altri la definiscono come un insieme di pratiche obbligatorie, di divieti specifici e di credenze sovrannaturali, quali la fede in un Dio unico, negli insegnamenti rivelati e nel Giorno del Giudizio.
Definire una singola religione dal punto di vista dei suoi seguaci è relativamente semplice; molto più difficile è formulare una definizione che comprenda tutte le religioni del mondo. Gli studiosi hanno pertanto cercato di individuare elementi comuni tra le diverse tradizioni religiose, arrivando a proporre più di ottanta definizioni. Una delle più note descrive la religione come «la fede nell’esistenza di Dio e l’agire in conformità a tale fede». Tuttavia, questa definizione non include il buddhismo, poiché nessuna delle sue principali scuole riconosce l’esistenza di un Dio creatore.[1]
Una caratteristica comune a molte religioni, che le distingue profondamente da altri fenomeni culturali, è il loro rapporto con realtà che spesso trascendono la percezione dei cinque sensi e gli strumenti dell’esperienza ordinaria. L’uomo religioso ricerca la verità oltre l’ambito normalmente indagato dalle scienze umane e riflette su dimensioni superiori dell’esistenza. Questa complessità non ha mai rappresentato un ostacolo per i credenti o per gli studiosi della religione; al contrario, il carattere enigmatico e misterioso del fenomeno religioso ha suscitato un interesse sempre maggiore verso il suo studio. Del resto, una simile complessità non riguarda soltanto la religione, ma anche altri ambiti dell’esperienza umana, come l’arte e la musica, nonché numerose discipline scientifiche, tra cui la fisica quantistica e le scienze nucleari. Eppure, di fronte a tali sfide, la ragione umana non si è mai arrestata, ma ha continuato a spingersi verso una comprensione più profonda della realtà.
D’altra parte, non sorprende che alcuni sociologi, nel parlare della religione, trascurino la sua dimensione trascendente e metafisica, considerandola piuttosto un prodotto della mente umana o un’evoluzione della magia nata per soddisfare i bisogni materiali dell’uomo. L’approccio scientifico-sperimentale di alcuni studiosi descrive e interpreta i fenomeni senza tenere conto dei loro aspetti trascendenti e, di conseguenza, non riesce a fornire risposte adeguate e convincenti a interrogativi riguardanti l’esistenza umana, la natura dell’uomo e il suo destino ultraterreno.
Per questo motivo, altri pensatori hanno dedicato particolare attenzione a tale dimensione trascendente e, nel tentativo di rispondere a queste domande, hanno promosso in epoca contemporanea studi approfonditi sulle religioni. Max Müller (1823‑1900) e Mircea Eliade (1907‑1986) figurano tra i maggiori esponenti degli studi comparati sulle religioni.[2] Müller, considerato uno dei pionieri degli studi scientifici sulla religione, svolse un ruolo importante nell’illustrare la dimensione sacra delle tradizioni religiose attraverso un’attenta analisi di testi provenienti da diverse parti del mondo. Egli applicò allo studio della religione la celebre affermazione di Goethe sulla lingua: «Chi conosce una sola lingua, non conosce nessuna lingua», sostenendo che «chi conosce una sola religione, non conosce nessuna religione».
Questi studi, che hanno contribuito ad ampliare la comprensione di numerose questioni religiose, rendono ancora più evidente la necessità di approfondire la conoscenza delle religioni, una dimensione che ha esercitato e continua a esercitare una profonda influenza sulla storia dell’umanità e sulla vita contemporanea.
Uno dei benefici di questi studi, oltre alla conoscenza delle diverse religioni e della ricca storia delle esperienze spirituali dell’umanità, è la possibilità di aderire consapevolmente a una religione, scegliendo naturalmente quella ritenuta più completa e razionale. Una scelta che significa intraprendere un percorso spirituale autentico, di origine divina e non artificiale, e guardare alla realtà da un orizzonte più ampio di quello offerto dalle sole conoscenze umane.
Nel corso della storia sono stati numerosi gli scienziati che hanno unito alla ricerca del sapere una profonda sensibilità religiosa e spirituale, accompagnata dall’amore per la verità e la conoscenza. Questa realtà dimostra che scienza e fede, religione e vita terrena, sapere e devozione, razionalità e spiritualità non sono necessariamente in contrasto. Al contrario, possono armonizzarsi in un sistema equilibrato e coerente, capace di valorizzare tutte le dimensioni e le potenzialità, materiali e trascendenti, dell’essere umano.
È evidente che questo tipo di studi mette in luce la necessità della religione da molteplici prospettive, sia individuali sia, soprattutto, sociali, e aiuta l’uomo contemporaneo a comprendere i frutti di una religiosità autentica in contrapposizione ai danni di una religiosità cieca. Per cogliere appieno tale necessità, è sufficiente tornare alla definizione stessa di religione: essa consiste nella fede in una Verità infinita e rasserenante che pervade l’intero universo, una fede che invita l’essere umano a compiere il bene affinché, attraverso di esso, possa avvicinarsi a quella Verità e raggiungere una profonda pace interiore. La necessità della religione coincide così con la necessità della ricerca della verità e dell’autentico rispetto dei principi etici nella società umana.
La portata della religione
Chi stabilisce la misura dell’intervento della religione nella vita dell’uomo, ossia la sua portata e il suo ambito d’azione? Spetta forse a Dio, ai Suoi Profeti e ai testi sacri definirla, oppure l’essere umano è in grado di rispondere a questa domanda facendo affidamento sulla propria ragione? In altre parole, quali attese nutriamo nei confronti delle religioni divine?
Una delle domande più frequenti tra i credenti riguarda la portata della religione nella vita contemporanea: fino a che punto essa deve intervenire nell’esistenza umana? Con il passare del tempo e il progresso della scienza, non sarebbe forse opportuno affidare molte questioni alla conoscenza scientifica, beneficiando delle indicazioni degli studiosi dell’epoca moderna? A questo interrogativo i pensatori hanno fornito risposte diverse. Naturalmente, coloro che non nutrono alcuna fede religiosa difficilmente possono offrire ai credenti una risposta soddisfacente a tale domanda.
La religione è una realtà da vivere e sperimentare concretamente. I suoi effetti devono riflettersi nella vita dell’uomo, e il sentimento religioso si intreccia profondamente con le altre dimensioni emotive dell’esistenza. Per questo motivo, coloro che hanno fatto esperienza della fede sono in grado di parlare con maggiore consapevolezza del ruolo della religione e della portata della sua presenza nella vita individuale e nelle attività sociali.
Una delle domande più frequenti tra i credenti riguarda fino a che punto sia opportuno che la religione intervenga nella vita umana. Possiamo trasformare questo interrogativo in tre quesiti più circoscritti, poiché la religione si articola principalmente in tre ambiti fondamentali: le credenze, l’etica e la sharia (le norme giuridico-religiose). Con questa premessa, possiamo riformulare la questione nei seguenti termini:
- Fino a che punto le credenze dell’uomo influenzano la sua vita e le sue attività sociali?
- Quali effetti positivi produce l’adesione ai principi etici nei rapporti sociali?
- Le norme giuridico-religiose della sharia sono davvero inadatte alle società moderne?
Se gli insegnamenti religiosi esercitano un’influenza positiva in tutti gli ambiti della vita sociale dell’uomo, è naturale riconoscere alla religione una presenza estesa a ogni dimensione dell’esistenza umana. Se invece in alcuni ambiti non producono effetti significativi, o addirittura generano conseguenze negative, è evidente che si rende necessario introdurre limitazioni o correttivi nella comprensione del ruolo della religione. Resta comunque condivisa tra molti pensatori religiosi la convinzione che la religione sia venuta per offrire all’essere umano una guida e un cammino verso la felicità spirituale.
Sembra che trovare una risposta a queste domande attraverso i testi religiosi e i libri sacri delle tradizioni abramitiche non sia particolarmente difficile. Nel Tanakh o nel Talmud si trovano numerose norme riguardanti aspetti sia individuali sia sociali della vita, come le regole relative agli alimenti e alle bevande, al matrimonio e al divorzio, nonché le pene previste per determinati reati. Ad esempio, nella Torah (Levitico e Deuteronomio) sono dichiarate proibite la carne di maiale, di coniglio e di cammello, così come le carni di animali morti, e sono stabilite punizioni per crimini quali il furto e l’omicidio.
Anche nell’Islam la portata della religione è molto ampia e comprende norme specifiche per numerosi aspetti della vita individuale e sociale dell’uomo. Solo nel Cristianesimo molte delle prescrizioni presenti nell’Ebraismo e nell’Islam non sono considerate vincolanti, e l’ambito della religione risulta pertanto più limitato, poiché i cristiani hanno interpretato in modo diverso i testi religiosi che trattano delle norme sociali.
Tuttavia, al di là delle diverse interpretazioni, si riconosce una verità comune: la religione costituisce un programma spirituale completo, il cui messaggio — la ricerca della felicità e l’adesione ai principi etici — è destinato a orientare tutte le dimensioni della vita individuale e sociale dell’essere umano.
Pertanto, dai testi religiosi emerge chiaramente che la portata della religione è molto ampia e comprende tutte le dimensioni della vita individuale e sociale dell’uomo, incluse quelle culturali, economiche e politiche, per ciascuna delle quali essa ha stabilito specifiche prescrizioni.
Anche la ragione umana riconosce la presenza di leggi religiose nelle società antiche e persino in alcune società religiose contemporanee, considerandone comprensibile l’ampia portata. Il principale interrogativo riguarda piuttosto il modo in cui tali leggi, formulate in epoche passate, possano essere applicate alle realtà e agli ordinamenti del mondo moderno. Questa questione ha spinto numerosi studiosi religiosi a intraprendere nuove ricerche per reinterpretare e aggiornare tali norme alla luce del trascorrere del tempo e dei mutamenti sociali, presentando il sistema giuridico della religione in una forma rinnovata e adeguata alle esigenze contemporanee, senza rinunciare alla sua ampiezza originaria.
Pluralità delle religioni
لِكُلٍّ جَعَلْنَا مِنْكُمْ شِرْعَةً وَ مِنْهَاجًا وَ لَوْ شَاءَ اللَّهُ لَجَعَلَكُمْ أُمَّةً وَاحِدَةً وَ لَٰكِنْ لِيَبْلُوَكُمْ فِی مَا آتَاكُمْ
«Per ciascuno di voi abbiamo stabilito una legge e una via chiara; e se Dio avesse voluto, vi avrebbe fatto un’unica comunità, ma ha voluto mettervi alla prova in ciò che vi ha dato»[3]
Tra i misteri affascinanti di questo mondo vi è la pluralità delle razze e delle lingue umane. Pur essendo gli uomini nati da un’origine comune, è sempre rimasta la domanda su come e da quando sia sorta tutta questa varietà nei colori e nelle lingue degli esseri umani.[4] Questa pluralità e diversità, che si manifesta in tutte le dimensioni della natura e delle società umane, si è riflessa anche nelle religioni. Oggi le comunicazioni moderne, il turismo, lo scambio di studenti, le migrazioni e i rapporti commerciali internazionali hanno creato le condizioni per la conoscenza reciproca tra gli uomini e le diverse religioni. Il villaggio globale ha fatto conoscere persino religioni sconosciute, tanto più le grandi religioni ancora vive nel mondo.
Benché i seguaci delle religioni abramitiche credano nell’unicità di Dio, riconoscono anche che Egli, in base alle diverse condizioni di tempo e di luogo, ha inviato numerosi profeti all’umanità e che alcuni di essi hanno portato nuove leggi da parte Sua. Tuttavia, i profeti successivi non hanno mai negato la veridicità e la grandezza dei profeti che li avevano preceduti, né l’autenticità dei loro insegnamenti. La presenza di molteplici profeti e di diversi Libri celesti ha dato origine a differenti leggi religiose e, di conseguenza, a una pluralità di religioni.
Quando ci rivolgiamo ai Libri celesti, scopriamo che il loro messaggio principale, e al tempo stesso comune, è l’invito al monoteismo. Accanto a questo messaggio fondamentale vi sono però anche altre prescrizioni, che comprendono insegnamenti morali e norme giuridico-religiose: nella tradizione ebraica esse sono chiamate halakhah e nell’Islam sharia. Ad esempio, considerando i primi comandamenti dati da Dio al profeta Mosè (pace su di lui), vediamo che gli consegnò i Dieci Comandamenti, incisi su due tavole, come riportato nel Libro dell’Esodo (20) e nel Deuteronomio (5), nei termini seguenti:
- Non avrai altri dèi all’infuori di Me.
- Non ti prostrerai davanti agli idoli.
- Non pronuncerai invano il nome di Dio.
- Ricorda il sabato per santificarlo.
- Onora tuo padre e tua madre.
- Non uccidere.
- Non commettere adulterio.
- Non rubare.
- Non testimoniare il falso contro il tuo prossimo.
- Non desiderare la moglie né i beni del tuo prossimo.
Come si può osservare, i primi tre comandamenti riguardano il monoteismo, mentre i sette rimanenti concernono questioni morali e giuridico-religiose. Con il passare del tempo, questi sette comandamenti di carattere etico e giuridico furono sviluppati dal profeta Mosè (pace su di lui) e dagli altri profeti dei Figli d’Israele, dando origine a un insieme articolato e organico di leggi all’interno della religione ebraica.
Sul fatto che Gesù (pace su di lui) abbia portato una nuova sharia (legge religiosa) e una nuova alleanza, sorsero divergenze tra gli apostoli e i Padri della Chiesa. Alla fine, i teologi cristiani giunsero a ritenere abrogata la sharia mosaica, limitando quell’insieme dettagliato di leggi ad alcune prescrizioni morali. Nell’Islam, invece, con la rivelazione del Corano e gli insegnamenti del Profeta (pace e benedizioni su di lui e sulla sua Famiglia), prese forma una nuova sharia, che presentava somiglianze e differenze rispetto alle precedenti.
Il Corano, tuttavia, riconosce la molteplicità delle leggi religiose passate, ne parla con rispetto e invita i seguaci delle altre religioni a studiare l’Islam, a confrontarlo con la propria fede e a riconoscerne i meriti, considerandolo l’ultimo dono e la guida definitiva di Dio.
شَرَعَ لَكُمْ مِنَ الدِّينِ مَا وَصَّىٰ بِهِ نُوحًا وَ الَّذِی أَوْحَيْنَا إِلَيْكَ وَ مَا وَصَّيْنَا بِهِ إِبْرَاهِيمَ وَمُوسَىٰ وَعِيسَىٰ أَنْ أَقِيمُوا الدِّينَ وَلَا تَتَفَرَّقُوا فِيهِ
«Dio vi ha prescritto, della religione, ciò che aveva già raccomandato a Noè, ciò che abbiamo rivelato a te [Muhammad] e ciò che raccomandammo ad Abramo, a Mosè e a Gesù: di osservare la religione di Dio e di non dividervi in essa»[5]
Secondo i commentatori del sacro Corano,[6] in questo versetto Dio afferma di aver fatto scaturire da un’unica religione cinque leggi religiose, affidandone l’annuncio a cinque grandi profeti. La religione è una sola, mentre le leggi religiose sono molteplici e, come dichiara lo stesso Corano, le principali sono cinque. La religione è come un mare, mentre le leggi religiose sono come fiumi che da esso hanno origine e scorrono tra gli uomini. Nel Corano questa religione, simile a un mare, è chiamata Islam.
Per chiarire questo concetto, occorre dire che ci troviamo di fronte a due termini: dīn (religione) e sharia (legge religiosa). Il dīn è una realtà unica, che consiste nel sottomettersi agli ordini e ai divieti di Dio l’Altissimo; e nel Corano questa realtà è chiamata «Islam»:
إِنَّ الدِّينَ عِنْدَ اللَّهِ الْإِسْلَامُ
«In verità, la religione [dīn] presso Dio è soltanto l’Islam»[7]
وَ مَنْ يَبْتَغِ غَيْرَ الْإِسْلَامِ دِينًا فَلَنْ يُقْبَلَ مِنْهُ
«E chiunque scelga una religione [dīn] diversa dall’Islam, non sarà da lui accettata»[8]
E questa religione è la stessa realtà alla quale anche il profeta Abramo (pace su di lui) si attribuiva:
مَا كَانَ إِبْرَاهِيمُ يَهُودِيًّا وَ لَا نَصْرَانِيًّا وَلَٰكِنْ كَانَ حَنِيفًا مُسْلِمًا وَ مَا كَانَ مِنَ الْمُشْرِكِينَ
«Abramo non era né ebreo né cristiano, ma era un monoteista puro e musulmano, e non era tra i politeisti»[9]
Quanto alla sharia, essa è costituita dalle diverse vie che conducono a quell’unica religione, vie che, in base alle condizioni del tempo e alle capacità dell’uomo, sono state rivelate da Dio l’Altissimo a un Suo profeta nelle diverse epoche della storia. Queste diverse vie prendono il nome di «sharia». Su questa base, esiste un’unica religione e una pluralità di sharia; una di queste porta il nome dell’Islam.
L’Islam, in quanto religione, è distinto dalla sharia islamica e, in realtà, ne costituisce la fonte. In altre parole, la sharia islamica è una parte della religione islamica, mentre quest’ultima comprende tutte le leggi celesti. Allo stesso modo, il Libro divino, il Corano, esprime la religione islamica e non soltanto la sharia islamica, come si afferma all’inizio del versetto 48 della Sura Al-Maʾida (5):
وَ أَنْزَلْنَا إِلَيْكَ الْكِتَابَ بِالْحَقِّ مُصَدِّقًا لِمَا بَيْنَ يَدَيْهِ مِنَ الْكِتَابِ وَ مُهَيْمِناً عَلَيْهِ
«E abbiamo fatto discendere su di te il Libro, nel vero, a conferma del Libro [celeste] disceso prima di esso e come suo custode»
Con questa spiegazione, il termine Islam, quando è usato nel senso di religione, indica un unico programma fondato sulla sottomissione alla verità divina, sul monoteismo e sull’obbedienza esclusiva a Dio, dal quale hanno avuto origine tutte le leggi religiose. Quando invece il nome Islam è riferito alla sharia, esso designa la specifica sharia islamica alla quale i musulmani si attengono.
L’ultimo interrogativo di questa sezione è il seguente: tra le cinque leggi religiose menzionate nel Corano, quale deve essere seguita? La risposta a questo quesito ha dato luogo a numerosi dibattiti teologici.
Continua…
Note
[1]. Cfr. Conoscenza delle grandi religioni, p. 3.
[2]. Introduction to the Study of Religion, p. 32.
[3]. Corano: Sura al‑Maʾida (5), versetto 48.
[4]. Nel Corano si fa riferimento anche a questa verità: «E tra i Suoi segni vi sono la creazione dei cieli e della terra, e la diversità delle vostre lingue e dei vostri colori. In ciò vi sono davvero segni per coloro che sanno» (Sura Al‑Rum (30), versetto 22).
[5]. Corano: Sura al‑Shura (42), versetto 13
[6]. Cfr. al‑Mīzān, commento al versetto 13 della Sura Al‑Shura e al versetto 48 della Sura Al‑Maʾida.
[7]. Corano: Sura Al‑ʿImran (3), versetto 19.
[8]. Corano: Sura Al‑ʿImran (3), versetto 85.
[9]. Corano: Sura Al‑ʿImran (3), versetto 67.
A cura di Mostafa Milani Amin

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