lunedì 20 luglio 2026 - 13:11
La piccola figlia del Signore dei Martiri che trasformò il dolore in eterna testimonianza

Nel giorno della sua dipartita, il ricordo della figlia dell’Imam Husayn (pace su di lui), testimone della tragedia di Karbala e simbolo dell’innocenza oppressa.

Agenzia Hawzah News – Tra le pagine più commoventi della storia dell’Islam vi è quella di Ruqayya bint al-Husayn (pace su di lei), la giovane figlia dell’Imam Husayn, il Signore dei Martiri. Il suo nome è rimasto inciso nei cuori dei credenti non per la breve durata della sua vita terrena, ma per la profondità della sua sofferenza e per la purezza della sua testimonianza.

Ruqayya apparteneva alla famiglia del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui e sulla sua Famiglia), alla Casa della Rivelazione e della Purità. Era figlia di colui che, nel giorno di Ashura, si oppose all’ingiustizia fino all’estremo sacrificio, scegliendo la dignità della verità davanti all’umiliazione della resa dinanzi alla tirannia.

La bambina di Karbala

Quando l’Imam Husayn intraprese il viaggio verso Karbala, portò con sé la propria famiglia, affidandosi alla protezione divina e alla volontà di preservare il messaggio del suo venerabile nonno, il sommo Messaggero di Dio. Tra coloro che lo accompagnavano vi erano anche donne e bambini, innocenti testimoni di una tragedia che avrebbe segnato per sempre la coscienza dell’umanità.

Ruqayya visse la sete, la paura e le sofferenze dell’assedio di Karbala. Era profondamente legata al padre e alla sua presenza, dalla quale traeva conforto e sicurezza. Dopo il martirio dell’Imam Husayn, la Famiglia del Profeta fu presa prigioniera e condotta verso Kufa e poi Damasco. Secondo le narrazioni tramandate nella tradizione sciita, fu durante la prigionia nella capitale omayyade che la piccola Ruqayya affrontò l’ultima e più dolorosa prova della sua breve vita terrena.

In base alle narrazioni, fu nelle rovine di Damasco, dove la famiglia del Profeta (s) era stata condotta prigioniera dopo Karbala, che avvenne il doloroso addio di Ruqayya. La piccola figlia dell’Imam Husayn, provata dalla separazione dal padre e dalle sofferenze della prigionia, una notte vide in sogno il padre martirizzato. Svegliatasi in lacrime, chiese di poter rivedere l’amato padre. Le sue parole riaprirono il dolore della famiglia di Husayn, e la notizia giunse a Yazid (che Iddio lo maledica), che ordinò di portare la testa benedetta dell’Imam nella rovina dove erano rinchiusi i prigionieri. Quando Ruqayya vide il volto del padre, il dolore e il pianto furono così intensi che la sua anima pura lasciò il corpo. Così, ancora bambina, divenne una delle più toccanti testimonianze della tragedia di Ashura e della sofferenza inflitta alla Famiglia del Profeta.

La sua figura ricorda che Karbala non fu una guerra tra eserciti contrapposti, ma la tragedia di un limitato gruppo di uomini nobili e liberi, guidati dall’Imam Husayn, che si opposero all’ingiustizia di un grande esercito animato da crudeltà e oppressione. Una tragedia che non risparmiò la Famiglia del Profeta, le donne e i bambini. La sofferenza di Ruqayya divenne così il simbolo del dolore degli innocenti e della resistenza della verità davanti alla tirannia.

Un nome che attraversa i secoli

Il mausoleo di Ruqayya a Damasco è da secoli meta di pellegrinaggio per milioni di fedeli. Il suo ricordo continua a parlare alle generazioni perché rappresenta una verità universale: nessuna oppressione può cancellare la voce dell’innocenza.

La figlia dell’Imam Husayn non impugnò una spada né pronunciò discorsi davanti ai potenti, ma attraverso la sua innocente sofferenza rivelò la brutalità dell’ingiustizia e la magnificenza della resistenza sulla via di Dio. La sua breve vita terrena divenne una testimonianza eterna, capace di trasmettere nei secoli il messaggio di Karbala: la verità può essere perseguitata, ma non potrà mai essere cancellata.

Da Ruqayya alla piccola Zahra Mohammadi Golpayegani

A distanza di quattordici secoli, il dolore per gli innocenti continua a interrogare la coscienza dell’umanità. La vicenda di Ruqayya richiama alla memoria anche il sacrificio di Zahra Mohammadi Golpayegani, una bambina di appena quattordici mesi martirizzata il 28 febbraio 2026 insieme al suo nonno martire, il grande Imam Seyyed Ali Khamenei, che Iddio ne elevi il grado, e ad altri uomini e donne innocenti, vittime di un vile attacco terroristico perpetrato dall’asse del male USA-Israele, che Iddio lo annienti!

Due bambine separate dal tempo, ma unite dal significato profondo della loro testimonianza: Ruqayya, figlia dell’Imam Husayn a Karbala, e Zahra, nipote dell’Imam Khamenei a Teheran, rappresentano entrambe il volto più innocente dell’umanità davanti alla violenza e all’ingiustizia.

La storia di Karbala insegna che il sangue degli innocenti non viene dimenticato. Le lacrime versate per Ruqayya continuano a ricordare al mondo che la dignità umana non appartiene ai potenti, ma a coloro che rimangono fedeli alla verità anche nelle prove più difficili.

La lezione eterna di Ruqayya

Ricordare Ruqayya bint al-Husayn significa ricordare che la fede non si misura soltanto nelle grandi imprese visibili, ma anche nella pazienza degli esseri più puri davanti alla sofferenza.

La sua vita terrena fu breve, ma la sua testimonianza attraversò i secoli. Nel giorno della sua dipartita, i cuori dei credenti rinnovano il saluto a questa figlia di Karbala, la cui innocenza divenne una voce eterna contro ogni forma di oppressione.

Pace su di te, o Ruqayya, figlia dell’Imam Husayn.

Mostafa Milani Amin

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