sabato 21 marzo 2026 - 21:01
Perché chiamate aggressore l’Iran che si difende? / È forse giusto ignorare i crimini di Stati Uniti e Israele?

L’Ayatollah iraniano scrive allo Shaykh di al-Azhar per chiedere una revisione della dichiarazione sulla reazione militare di Teheran, sottolineando il contesto storico del conflitto e il principio dell’autodifesa.

Agenzia Hawzah News – L’Ayatollah Alireza Arafi, direttore dei seminari religiosi della Repubblica Islamica dell’Iran, ha scritto una lettera allo Shaykh di al‑Azhar, Ahmad al‑Tayyib, invitandolo a rivedere la recente dichiarazione dell’istituzione egiziana sugli eventi nella regione.

La dichiarazione di al‑Azhar del 17 marzo 2026 aveva condannato la risposta militare dell’Iran agli attacchi di Stati Uniti e Israele e aveva chiesto l’immediata cessazione di quelle che aveva definito “aggressioni ingiustificate” contro Paesi arabi e islamici.

Nella lettera Arafi ricorda che l’Iran sta agendo in autodifesa e che ignorare i crimini commessi da Stati Uniti e Israele contro il popolo iraniano significa allontanarsi dai principi di giustizia e dalle norme religiose.

Arafi richiama al‑Azhar alla necessità di leggere il conflitto nel suo contesto storico: ciò che accade oggi è parte di uno scontro più ampio con un progetto occidentale che mira a ridefinire gli equilibri della regione e a proteggere Israele, considerato la punta avanzata di tale progetto.

Ribadisce poi che la questione palestinese resta il cuore delle problematiche del mondo islamico e che qualunque analisi che trascuri l’ottantennale oppressione dei palestinesi è incapace di cogliere le vere cause delle tensioni.

L’Ayatollah sottolinea che l’Iran non ha mai iniziato conflitti con altri Stati musulmani, ma è oggi oggetto di ripetute aggressioni. La recente risposta militare, afferma, è stata un’azione difensiva dopo attacchi che hanno colpito sovranità, infrastrutture e civili iraniani, inclusi l’uccisione di scienziati e figure di rilievo. Arafi denuncia il fatto che tali crimini siano stati ignorati, mentre la reazione iraniana è stata condannata.

Rivolgendosi allo Shaykh di al‑Azhar, chiede maggiore equità nel giudizio: prima di condannare una risposta, sostiene, occorre riconoscere l’aggressione che l’ha provocata. Ricorda inoltre che la sharia ordina di sostenere l’oppresso, chiunque esso sia.

In chiusura invita a rafforzare il dialogo tra gli studiosi del mondo islamico, in particolare tra Qom e al‑Azhar, convinto che un confronto sereno e costruttivo possa aiutare l’Umma a superare questa fase critica e a muoversi verso unità e progresso.

A cura di Mostafa Milani Amin

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