Agenzia Hawzah News – Nella visione del Sacro Corano, la fede (imān) è inseparabile dalla dignità (ʿizza) e, nella logica coranica, non vi è spazio per un musulmano intimorito e debole. Il confronto tra il fronte della fede e quello della miscredenza è una legge immutabile, poiché la miscredenza è, per sua natura, in contrasto con la manifestazione dell'Islam autentico e impiega ogni mezzo per spegnere la luce divina, sebbene la luce di Dio non possa mai essere spenta. In una simile lotta, il silenzio, la resa e la paura del nemico non costituiscono prudenza, ma significano piuttosto uscire dall'orbita del tawḥīd.
Il Sacro Corano (sura IX, versetto 120), nel delineare il profilo del credente, offre una definizione strategica dell'opera buona (ʿamal ṣāliḥ), una definizione che, nelle interpretazioni riduttive oggi diffuse sulla figura del credente, è stata progressivamente dimenticata:
مَا كَانَ لِأَهْلِ الْمَدِينَةِ وَمَنْ حَوْلَهُمْ مِنَ الْأَعْرَابِ أَنْ يَتَخَلَّفُوا عَنْ رَسُولِ اللَّهِ وَلَا يَرْغَبُوا بِأَنْفُسِهِمْ عَنْ نَفْسِهِ ۚ ذَٰلِكَ بِأَنَّهُمْ لَا يُصِيبُهُمْ ظَمَأٌ وَلَا نَصَبٌ وَلَا مَخْمَصَةٌ فِي سَبِيلِ اللَّهِ وَلَا يَطَئُونَ مَوْطِئًا يَغِيظُ الْكُفَّارَ وَلَا يَنَالُونَ مِنْ عَدُوٍّ نَيْلًا إِلَّا كُتِبَ لَهُمْ بِهِ عَمَلٌ صَالِحٌ ۚ إِنَّ اللَّهَ لَا يُضِيعُ أَجْرَ الْمُحْسِنِينَ
«Non s’addice alla gente di Medina e ai beduini [che vivono] attorno a loro, di rimanere indietro dal Messaggero di Dio, né di preferire la propria vita alla sua. Ciò perché, in verità, non li coglierà né sete né fatica né fame sul sentiero di Dio, non metteranno piede in luogo che faccia adirare i miscredenti, e non conseguiranno alcun vantaggio sul nemico, senza che, per questo, sia scritta a loro favore una buona azione, ché, in verità, Dio non manda perduta la mercede dei muĥsinūn [bene operanti]»
Nell’analisi odierna delle società islamiche, l’opera buona viene spesso circoscritta agli atti di culto individuali – come la preghiera, il digiuno, la zakāt e simili. Tuttavia, secondo la logica di questo versetto, anche suscitare l’ira dei nemici di Dio rientra tra le opere buone fondamentali: è proprio la mancata comprensione di questa verità decisiva ad aver condotto, nel corso della storia, la comunità islamica verso la passività.
Per comprendere meglio l'opera buona richiamata in questo versetto, possiamo rivolgerci alla benedetta Sura al-ʿAṣr (103:1-3):
وَالْعَصْر إِنَّ الْإِنْسَانَ لَفِي خُسْرٍ إِلَّا الَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ وَتَوَاصَوْا بِالْحَقِّ وَتَوَاصَوْا بِالصَّبْرِ
«Per il Tempo! In verità, l’uomo è davvero in perdita, eccetto coloro che credono e compiono le buone azioni, e si consigliano il vero, e si consigliano la pazienza»
Se assumiamo le parole di Dio Altissimo nella Sura al-ʿAṣr come criterio per valutare la salvezza, comprendiamo che uscire dalla perdizione eterna è possibile soltanto attraverso la fede, uno dei cui elementi essenziali è proprio l’opera buona. Secondo la prospettiva coranica, tra le azioni che rientrano nell’opera buona e che sottraggono chi le compie alla schiera dei perdenti vi è anche il muovere i passi sulla via e nei luoghi che suscitano l’ira dei miscredenti.
Il versetto in questione racchiude una verità strategica alla quale la comunità islamica deve ritornare per liberarsi dalle catene del colonialismo e della tirannia. Trascurare questo principio non conduce soltanto alla rovina materiale e spirituale, ma finisce anche per deformare l’identità islamica.
Nella logica del Corano, il musulmano debole, passivo e codardo non è all’altezza dei combattenti del fronte della verità, poiché la dignità appartiene a Dio, al Suo Messaggero e ai credenti. Di conseguenza, ogni azione compiuta sul fronte della verità che non susciti l’ira dei nemici della religione di Dio deve indurre a interrogarsi sulla propria autenticità rivoluzionaria e sulla sincerità della propria fede.
Hojjatoleslam Mostafa Amini
A cura di Mostafa Milani Amin

Il tuo commento