Agenzia Hawzah News – L’Hojjatoleslam Abbas Niyakan Kazeruni, studioso di economia islamica, presenta una proposta denominata «banconota sūti» (o «titolo sūti»), elaborata nel corso di diversi anni da un gruppo di ricercatori sotto la supervisione dell’Ayatollah Araki e inviata al Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran. L’obiettivo principale è contrastare la perdita di valore della moneta nazionale, contenere l’inflazione e offrire ai cittadini uno strumento sicuro per preservare il potere d’acquisto dei propri risparmi.
Secondo il proponente, il problema fondamentale dell’economia è la continua svalutazione della moneta. Per difendersi da questo fenomeno, i cittadini si rifugiano normalmente nell’acquisto di oro o dollari. Questa corsa verso mercati alternativi alimenta però ulteriori tensioni economiche, instabilità psicologica e pressione sui prezzi. La banconota sūti nasce quindi come strumento interno capace di offrire la stessa funzione di tutela del valore senza spingere le persone verso oro e valuta estera.
Il termine «sūti» (dal «sut», unità di misura utilizzata nel commercio dell’oro, diffusa soprattutto in Iran e in alcuni contesti regionali, pari a 0,001 grammi e impiegata per la pesatura di quantità molto piccole di oro nei mercati e nell’oreficeria) indica una unità di valore monetario utilizzata come riferimento per indicizzare la proposta. Le banconote sarebbero emesse in sūti e la banca centrale ne garantirebbe sempre il controvalore in base al prezzo dell’oro. In questo modo il possessore non sarebbe esposto all’erosione inflazionistica.
Tra i principali vantaggi indicati figurano la riduzione della domanda di oro e dollari, la protezione del risparmio, l’assorbimento di parte della liquidità speculativa e l’assenza di costi significativi per lo Stato. Inoltre, secondo l’autore della proposta, la maggiore stabilità economica contribuirebbe anche a ridurre le tensioni sociali.
Rispetto all’acquisto di oro, la banconota sūti avrebbe diversi vantaggi. Le monete d’oro richiedono somme elevate e risultano quindi poco accessibili ai redditi più bassi. L’oro usato presenta problemi di disponibilità, autenticità e verifica della purezza. I piccoli lingotti e le placchette commerciali comportano invece costi aggiuntivi e perdite al momento della rivendita. La banconota sūti, al contrario, potrebbe essere acquistata anche in tagli molto piccoli, non avrebbe costi di lavorazione, sarebbe garantita dalla banca centrale e potrebbe essere convertita in denaro senza le commissioni tipiche del mercato dell’oro.
Anche rispetto al dollaro, il sistema presenterebbe vantaggi. L’acquisto di valuta estera, secondo il proponente, rafforza economie straniere e indebolisce la moneta nazionale. Inoltre il dollaro è soggetto a inflazione e il suo valore dipende da fattori fuori dal controllo del Paese. La banconota sūti, invece, sarebbe interamente gestita a livello interno, non richiederebbe riserve valutarie estere e manterrebbe il proprio valore in funzione dell’oro.
La proposta sostiene inoltre che il nuovo strumento ridurrebbe notevolmente la speculazione. Poiché la banca centrale si impegna a riacquistare le banconote al valore dell’oro del giorno, verrebbero meno molti degli incentivi alle operazioni speculative legate alle oscillazioni dei mercati dell’oro e del dollaro.
Per dimostrare la fattibilità del progetto, viene richiamato il caso della Germania del 1923. Durante la crisi iperinflazionistica successiva alla Prima guerra mondiale, il governo tedesco introdusse il Rentenmark, una moneta parallela che contribuì a ristabilire la stabilità monetaria e a fermare rapidamente l’iperinflazione. Secondo il proponente, esperienze di stabilizzazione monetaria comparabili si registrarono successivamente anche in Austria, Polonia e Ungheria.
Un ulteriore beneficio riguarderebbe il risparmio e il credito. Quando il denaro perde continuamente valore, i cittadini sono meno incentivati a risparmiare e a concedere prestiti senza interesse. Con una moneta stabile, invece, le persone potrebbero conservare il proprio patrimonio senza timori e sarebbero più inclini a concedere il prestito senza interessi prescritto dall’Islam a scopo di aiuto e solidarietà (qard al-hasan), sapendo che il valore restituito rimarrebbe sostanzialmente invariato.
Quanto all’impatto sul sistema bancario, l’autore sostiene che le banche non subirebbero perdite. I fondi raccolti attraverso la vendita delle banconote sūti verrebbero impiegati in operazioni di finanziamento, generando rendimenti sufficienti a coprire gli impegni assunti verso i possessori delle banconote e a garantire anche un margine di profitto.
La proposta prevede che l’emissione e la gestione siano affidate esclusivamente al sistema bancario, ritenuto più accessibile e meno rischioso rispetto alla borsa. Per evitare controversie sulle variazioni del prezzo dell’oro, il valore giornaliero verrebbe fissato una sola volta ogni ventiquattro ore tramite un sistema automatico collegato alle quotazioni ufficiali.
In conclusione, il progetto della banconota sūti viene presentato come uno strumento monetario parallelo ancorato al valore dell’oro, capace di preservare il potere d’acquisto, limitare la fuga verso oro e dollari, ridurre la speculazione, favorire il risparmio e contribuire alla stabilità economica generale senza imporre oneri significativi allo Stato.
A cura di Mostafa Milani Amin

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