Agenzia Hawzah News – Un video diffuso sui social negli ultimi giorni squarcia ogni ambiguità e mette a nudo, senza possibilità di smentita, la natura brutale e terroristica del potere a Tel Aviv. Il protagonista è il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ripreso accanto alla sua torta di compleanno decorata con un truce cappio.
Non si tratta di una semplice provocazione, ma di una dichiarazione politica brutale e deliberata: il cappio richiama direttamente la legge che ha recentemente introdotto la pena di morte per i detenuti palestinesi, trasformando un simbolo di esecuzione nel manifesto di un terrorismo istituzionalizzato che legittima l’uccisione di prigionieri e detenuti palestinesi.
Ancora più inquietante è la scritta sulla torta: «Congratulazioni ministro Ben-Gvir. A volte i sogni si avverano». Una frase che, nel contesto attuale, si configura come una rivendicazione esplicita dell’omicidio come obiettivo politico, richiamando più l’ossessione sanguinaria di Jack lo Squartatore che la politica istituzionale.
Le immagini, accompagnate anche da un video della celebrazione, hanno scatenato reazioni durissime. Numerosi utenti hanno denunciato la gravità del gesto: «Invoca la morte perfino nel giorno del suo compleanno. È qualcosa di profondamente scioccante».
L’episodio non è isolato, ma rappresenta l’ennesima espressione di una linea politica fondata su violenza, crudeltà e terrorismo di Stato: in questo contesto, il cappio esibito accanto a una torta di compleanno non è solo un dettaglio macabro, ma il punto di non ritorno di un approccio che trasforma la morte in strumento di dominio e normalizza l’eliminazione dei prigionieri, legittimando politiche repressive di natura genocida e istituzionalizzata e azzerando ogni prospettiva reale di giustizia.
Ma ancora più inquietante è il silenzio complice di molti governi occidentali, che pur autocelebrandosi come difensori dei diritti umani evitano sistematicamente di assumere posizioni nette e concrete di condanna. Particolarmente evidente è la discrepanza con la tradizione italiana, che in passato ha ostentato un ruolo di primo piano nelle campagne per la moratoria universale della pena di morte, oggi ridotta a mera retorica di fronte a sviluppi di questa natura.
Mostafa Milani Amin

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