Agenzia Hawzah News – In una dichiarazione analitica in dodici punti, l’Ayatollah Mahmoud Rajabi, membro dell’ufficio di presidenza del Consiglio degli Esperti della Guida e presidente dell’Istituto di insegnamento e di ricerca dell’Imam Khomeini, propone un’articolata analisi delle conquiste strategiche dell’Umma islamica nei quaranta giorni di scontro decisivo con la tirannia globale e il sionismo internazionale, indicando al contempo le vie per custodire e preservare tali risultati.
Il primo e più importante risultato è l’emergere di un’unità sacra, autentica e incrollabile. I nemici avevano scommesso su divisioni interne e su una frattura tra popolo e Stato, ma si sono trovati di fronte a una coesione profonda, radicata nella fede, nella coscienza e nell’amore per la patria. Un’unità che nasce dal cuore e dalla consapevolezza, irriducibile a logiche materiali, e capace di garantire stabilità e continuità nel tempo.
La guerra ha inoltre segnato il crollo storico della presunta egemonia degli Stati Uniti e del regime sionista. Per la prima volta, questi attori sono entrati in uno scontro diretto e totale, convinti di poter imporre rapidamente la propria volontà. L’esito è stato invece il fallimento delle loro aspettative, con il crollo della loro immagine di invincibilità e l’avvio di un declino ormai evidente sul piano internazionale.
In questo contesto è emersa con forza la continuità della leadership. Dopo la perdita del precedente leader, la guida della comunità non solo è stata preservata, ma si è consolidata attorno a una figura pienamente degna, dotata di competenza, visione, coraggio e rettitudine. Una leadership salda ha così neutralizzato ogni tentativo di destabilizzazione, garantendo la tenuta del sistema.
Ancora più straordinario è il rapporto tra il popolo e la leadership: un legame profondo, spontaneo e carico di devozione. La fedeltà si è manifestata immediatamente, senza bisogno di mobilitazioni ufficiali, coinvolgendo l’intera società, dentro e fuori i confini nazionali. Un legame che costituisce una risorsa strategica unica, capace di rafforzare il sistema e di respingere ogni tentativo di sedizione.
La guerra ha inoltre determinato un salto qualitativo nella consapevolezza politica del popolo. La partecipazione non è stata emotiva, ma fondata su una comprensione profonda degli eventi e delle dinamiche internazionali. La società ha così dimostrato maturità, lucidità e capacità di interpretare il conflitto nella sua dimensione globale.
Sul piano militare, le forze armate hanno dato prova di una capacità straordinaria, affrontando e colpendo avversari dotati delle più avanzate tecnologie. Le operazioni difensive e offensive hanno infranto i piani nemici, mettendo a nudo la vulnerabilità di chi si riteneva invincibile e rivelando la reale forza della Repubblica Islamica dell’Iran.
Sono inoltre emerse nuove leve di potere strategico. Capacità finora non pienamente impiegate – come il controllo di snodi sensibili e la possibilità di incidere su direttrici vitali – si sono rivelate determinanti, mentre la mobilitazione continua e compatta del popolo ha consolidato la posizione del Paese, trasformandosi in un fattore concreto di deterrenza e di pressione sugli avversari.
La guerra ha inoltre riportato alla luce la forza del fronte della resistenza, dimostratosi vivo, coordinato e capace di operare su più livelli. Le sue azioni hanno colpito gli interessi del nemico nella regione, smentendo definitivamente ogni illusione sulla sua fine.
Parallelamente, si è consolidato un fronte globale di sostegno, con una crescente attenzione e adesione da parte di popoli e movimenti in tutto il mondo. Le campagne di islamofobia e iranofobia sono state smascherate e indebolite, aprendo la strada a una più ampia diffusione del messaggio e del modello politico della Repubblica Islamica.
Un risultato decisivo è stata la dimostrazione concreta della vulnerabilità operativa degli avversari. I loro sistemi difensivi e offensivi, presentati come impenetrabili, si sono rivelati inefficaci sul campo, mentre la capacità militare della Repubblica Islamica ha ridefinito in modo tangibile gli equilibri di forza.
Accanto a tutto ciò, si è manifestata una straordinaria tranquillità collettiva. Nonostante i bombardamenti, il popolo ha mantenuto calma, fiducia e determinazione. Una serenità radicata nella fede che ha rafforzato la coesione interna, trasformando la prova in forza.
Infine, il risultato politico della guerra si è concretizzato nell’accettazione delle condizioni poste dall’Iran. Gli avversari, senza aver raggiunto i propri obiettivi dichiarati, sono stati costretti a riconoscere sul piano negoziale la posizione della Repubblica Islamica, sancendo una vittoria chiara e il consolidamento del suo peso politico e strategico.
Nel suo insieme, la guerra dei 12 giorni segna un autentico punto di svolta: ha rafforzato l’unità nazionale, consolidato la leadership, elevato la consapevolezza del popolo, ridefinito gli equilibri strategici e aperto nuove prospettive a livello regionale e globale. Non si è trattato soltanto di una prova superata, ma di una conquista storica destinata a incidere sul futuro.
A cura di Mostafa Milani Amin

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