mercoledì 1 aprile 2026 - 08:40
Difendere la patria è un dovere / Coloro che sono scesi in piazza per affrontare il nemico sono angeli della terra

L’Ayatollah Javadi Amoli ha definito “angeli della terra” il popolo sceso nelle piazze in difesa del Paese e ha ribadito, nel suo messaggio per il 12 Farvardin, che la difesa dell’Islam, della patria e della dignità nazionale davanti a un nemico disumano, aggressore e inaffidabile è un dovere inderogabile.

Agenzia Hawzah News – In un videomessaggio di grande rilievo diffuso in occasione della ricorrenza del 12 Farvardin — il Giorno della Repubblica Islamica (Ruz-e Jomhuri-ye Eslāmī), anniversario della storica ratifica popolare del nuovo ordine nato dalla Rivoluzione Islamica — l’Ayatollah Javadi Amoli ha ribadito che la difesa dell’Islam, della patria e della dignità nazionale davanti all’aggressione del nemico costituisce un dovere imprescindibile.

Questa eminente autorità religiosa ha condannato con fermezza i crimini commessi contro l’Iran: l’uccisione di bambini e civili innocenti, la profanazione del Corano, gli attacchi contro moschee, centri religiosi e luoghi sacri. Davanti a chi calpesta ogni principio morale e umano, ha dichiarato, la difesa non è una scelta: è un obbligo.

Javadi Amoli ha inoltre ribadito che la Repubblica Islamica è rimasta fedele ai propri impegni e ai propri doveri internazionali, mentre il nemico ha mostrato di non rispettare né il negoziato né alcun patto, fino a trasformare perfino il dialogo in aggressione.

Nel suo messaggio ha poi esaltato il valore del popolo iraniano, definendo “angeli della terra” gli uomini, le donne, i giovani e le famiglie presenti nelle strade a sostegno della patria e della Rivoluzione. Un popolo che, nelle sue parole, ha restituito onore al tempo, alla terra e alla storia.

Parole di profonda gratitudine sono state rivolte anche ai martiri, alle forze armate, ai soccorritori, al personale sanitario, ai volontari e a tutti coloro che, in ogni ambito, stanno servendo il Paese con dedizione e sacrificio.

Nel congedarsi, l’Ayatollah ha affidato alla preghiera la protezione della Repubblica Islamica, della patria e del suo popolo, invocando per tutti fermezza, dignità, vittoria e misericordia divina.

A cura di Mostafa Milani Amin

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