venerdì 5 giugno 2026 - 14:35
Preparare l’avvento del Salvatore Promesso: il frutto della trasformazione operata dal grande Imam Khomeini

In occasione dell’anniversario della dipartita dell’Imam Khomeini, un’analisi della sua concezione della Rivoluzione Islamica, intesa non come fine ultimo ma come strumento per la costruzione della nuova civiltà islamica, la lotta permanente contro l’oppressione e la tirannia globale e la preparazione dell’avvento del Salvatore Promesso, il Dodicesimo Imam, il Mahdi.

Agenzia Hawzah News – In occasione del 14 Khordad, corrispondente al 4 giugno e anniversario della dipartita dell’Imam Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran, l’Agenzia Hawzah News ha pubblicato un approfondimento dedicato alla sua visione della Rivoluzione Islamica e del ruolo storico della Repubblica Islamica. L’analisi evidenzia come, nella concezione dell’Imam, la costruzione di una società islamica giusta e fondata sui valori religiosi non costituisse il fine ultimo della Rivoluzione, bensì una tappa nel percorso verso la realizzazione della nuova civiltà islamica e la preparazione delle condizioni per l’avvento dell’Imam Mahdi.

L’Imam Khomeini considerava la Rivoluzione Islamica e la Repubblica Islamica non come fini ultimi, ma come strumenti per realizzare un obiettivo più elevato: guidare l’uomo verso la perfezione spirituale e costruire una società fondata sul monoteismo, sulla giustizia e sui valori divini. In questa prospettiva, la realizzazione della nuova civiltà islamica e la preparazione all’avvento dell’Imam Mahdi costituivano l’orizzonte ultimo della sua visione.

Fin dall’inizio della sua attività religiosa e politica, l’Imam intraprese la lotta contro il regime ṭāghūtico [tirannico e illegittimo, in opposizione al principio divino] dei Pahlavi e contro ogni forma di oppressione e tirannia, seguendo l’esempio dei profeti e degli Imam Immacolati. La sua opposizione al regime Pahlavi, agli Stati Uniti, a Israele, a Saddam Hussein e alle altre manifestazioni dell’ingiustizia e del dominio satanico era radicata in una concezione profondamente monoteistica, secondo cui il credente ha il dovere di opporsi a tutto ciò che ostacola la sovranità divina e la dignità dell’essere umano.

Per il grande Khomeini, il confronto con le forze dell’oppressione e con il sistema della tirannia globale non era una battaglia limitata a una particolare fase storica, ma una responsabilità permanente. Per questo motivo insisteva sulla necessità di riconoscere il nemico, mantenere alta la vigilanza e non abbandonare mai il campo della lotta contro l’ingiustizia. Tale impegno doveva procedere parallelamente alla costruzione di una società giusta e alla diffusione dei valori islamici.

Nella sua concezione, il governo islamico non rappresenta una forma di potere personale o dispotico. Lo Stato deve essere al servizio del popolo, tutelarne gli interessi e operare per la realizzazione della giustizia e dell’equità. Il compito dell’autorità politica è creare le condizioni affinché la società possa avanzare nel cammino della fede, della moralità e della crescita umana.

L’Imam Khomeini si distingueva inoltre per la sua capacità di comprendere le dinamiche del proprio tempo e di individuare con lucidità le minacce rivolte alla Repubblica Islamica. Egli considerava gli Stati Uniti il principale nemico del nuovo sistema politico e li definiva il «Grande Satana», ritenendoli il centro delle politiche di dominio e ingerenza a livello internazionale.

Tra i fattori che contribuirono al successo della Rivoluzione vi furono la sua fede incrollabile, la fermezza delle sue convinzioni e il profondo legame instaurato con il popolo. Grazie alla conoscenza della cultura, delle aspirazioni e delle esigenze della società iraniana, riuscì a conquistare la fiducia delle masse e a guidarle in una trasformazione che avrebbe lasciato un segno profondo nella storia contemporanea.

Nel pensiero dell’Imam Khomeini, la speranza rappresentava una risorsa fondamentale per il progresso della società. Egli riteneva che alimentare la fiducia nel futuro rafforzasse la partecipazione popolare, accrescesse la capacità di affrontare le difficoltà e favorisse la crescita collettiva. Parallelamente, attribuiva grande importanza alla coesione nazionale e all’unità della comunità islamica, considerate indispensabili per contrastare le sedizioni e sventare le trame dei nemici.

Concludendo, per l’Imam Khomeini la Rivoluzione Islamica non si esauriva nella trasformazione politica e sociale dell’Iran, ma si inseriva in un progetto storico e spirituale più ampio. La costruzione della nuova civiltà islamica e la preparazione dell’avvento del Salvatore Promesso costituivano l’orizzonte ultimo di questa visione, fondata sulla formazione di una società ispirata alla fede, alla giustizia e all’autentica crescita spirituale dell’essere umano.

A cura di Mostafa Milani Amin

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