domenica 24 maggio 2026 - 17:37
Confine tra “scambio culturale” e “aggressione culturale” nella visione dell’Imam Martire / Il popolo iraniano sostenne l’Imam Khomeini per recuperare dignità e indipendenza

L’Hojjatoleslam Abdolmajid Maqami distingue tra “scambio culturale” e “aggressione culturale”, definendo la cultura il principale terreno di confronto tra le nazioni e sottolineando la necessità di un impegno culturale basato sul jihad e sui valori islamici e nazionali.

Agenzia Hawzah News – In un’intervista dedicata al ruolo della cultura nella salvaguardia dell’identità islamica e nazionale, l’Hojjatoleslam Abdolmajid Maqami — vicepresidente dell’Assemblea generale dell’Associazione dei Docenti del Seminario di Qom — afferma che uno degli errori strategici più gravi nel campo culturale consiste nel confondere lo “scambio culturale” con la “aggressione culturale”. Il primo rappresenta un processo selettivo e volontario che contribuisce alla crescita di una società; il secondo, invece, è uno strumento organizzato attraverso cui il nemico tenta di sostituire i valori autoctoni con modelli estranei, svuotando progressivamente l’identità nazionale e religiosa.

Confine tra “scambio culturale” e “aggressione culturale” nella visione dell’Imam Martire / Il popolo iraniano sostenne l’Imam Khomeini per recuperare dignità e indipendenza

Nel corso dell’intervista, Maqami afferma che la Rivoluzione Islamica fu anzitutto una rivoluzione culturale guidata da un leader capace di ricostruire l’identità dell’Iran attraverso la religione, la wilayat al-faqih (autorità del faqih) e la cultura del sacrificio. Il popolo iraniano sostenne l’Imam Khomeini perché vedeva nella Rivoluzione una via per recuperare dignità, indipendenza e grandezza storica dopo decenni di umiliazione sotto i Qajar e i Pahlavi.

Il religioso osserva che la cultura costituisce il principale terreno di confronto tra le nazioni, poiché riguarda la formazione della mente e del cuore delle persone. Se un nemico riesce a conquistare la dimensione culturale di una società, finisce inevitabilmente per controllarne anche politica, economia e orientamenti sociali. Per questo motivo, la principale preoccupazione dell’“Imam martire” era impedire la penetrazione culturale occidentale e preservare i valori islamici e nazionali della società iraniana.

Maqami ricorda che l’Occidente, attraverso il proprio apparato mediatico, ha progressivamente indebolito elementi quali religiosità, moralità, indipendenza e spirito rivoluzionario, promuovendo modelli culturali estranei allo stile di vita iraniano-islamico. Come esempio cita la diffusione di caffè notturni e di pratiche sociali modellate sulla cultura occidentale, descrivendole come strumenti di progressiva erosione dei valori religiosi e di normalizzazione della decadenza morale.

In questo quadro, egli delinea una netta distinzione tra “scambio culturale” e “aggressione culturale”. Lo scambio culturale è considerato legittimo e utile, purché la società islamica mantenga il pieno controllo sugli elementi da accogliere. L’aggressione culturale, invece, viene descritta come un progetto ostile e sistematico volto alla distruzione dell’identità religiosa, artistica, morale e civile della società, attraverso l’imposizione graduale di modelli estranei e dissolutivi.

Un altro punto centrale dell’intervista riguarda il ruolo degli operatori culturali. Maqami afferma che l’attività nel campo della cultura e dell’arte richiede requisiti precisi. Chi agisce in questo ambito deve essere profondamente legato alla religione, alla nazione e ai valori della Rivoluzione Islamica; in caso contrario, gli strumenti culturali finiscono per trasformarsi in mezzi di erosione ideologica e morale.

L’attività culturale diviene dunque una forma di impegno fondato sul jihad, che esige dedizione, fermezza e assoluta fedeltà ai principi islamici e nazionali. Anche opere apparentemente culturali perdono ogni legittimità quando introducono elementi contrari alla morale religiosa al solo scopo di ottenere maggiore successo commerciale o mediatico.

Il religioso sciita attribuisce inoltre grande importanza alla formazione dei quadri dello Stato. Una delle finalità centrali del lavoro culturale consiste nel formare dirigenti fedeli ai principi della Rivoluzione e capaci di resistere all’influenza del nemico. In questa visione, il conflitto non si limita al piano militare o politico, ma riguarda anzitutto la conquista delle coscienze e l’orientamento delle future classi dirigenti.

Maqami fa osservare come la compattezza mostrata dalla società iraniana nei recenti conflitti regionali sia il risultato di un lungo lavoro culturale promosso dalla Rivoluzione Islamica. Il popolo iraniano, afferma, è disposto a sopportare difficoltà economiche pur di preservare indipendenza, dignità e identità religiosa e nazionale.

Nella parte finale dell’intervista viene ribadito il ruolo centrale dei seminari religiosi e degli ulema, considerati responsabili della diffusione dei valori religiosi, della lotta contro la tirannia globale e della formazione culturale della società, non soltanto in Iran ma anche a livello internazionale.

Maqami osserva che l’obiettivo ultimo della Rivoluzione Islamica non consiste soltanto nella costruzione di uno Stato forte, ma nella formazione di esseri umani retti e nella preparazione di una nuova civiltà islamica, premessa per la venuta del Salvatore promesso.

A cura di Mostafa Milani Amin

Tag

Il tuo commento

You are replying to: .
captcha