Agenzia Hawzah News – I prezzi del petrolio sono balzati oggi dopo l’illegittimo attacco e atto di pirateria da parte degli Stati Uniti contro una nave iraniana nello Stretto di Hormuz. Il Brent ha superato i 95 dollari al barile con rialzi oltre il 5%, mentre il WTI è salito di oltre il 6%, segnale immediato della tensione sui mercati energetici.
La marina statunitense ha intercettato e sottratto una nave cargo iraniana nel Golfo dell’Oman, colpendone la sala macchine per imporne il controllo. Teheran ha denunciato l’operazione come pirateria armata e come violazione del cessate il fuoco, annunciando una risposta imminente.
La reazione iraniana è stata netta: le autorità hanno ribadito che la sicurezza nello Stretto di Hormuz non è un privilegio garantito unilateralmente e che, in assenza di condizioni eque e del rispetto della sovranità marittima, l’Iran adotterà le misure necessarie per tutelare i propri interessi strategici e la stabilità regionale. Una posizione che include la possibilità di restrizioni sul transito energetico in uno snodo da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale.
L’azione unilaterale degli Stati Uniti ha così aggravato i già fragili negoziati e riacceso una crisi che colpisce direttamente l’equilibrio dei mercati globali. Crescono i costi assicurativi, aumentano i rischi per il traffico marittimo e diversi carichi risultano già rallentati o deviati a causa dell’instabilità generata.
In questo contesto, le dichiarazioni su una rapida de-escalation appaiono sempre più scollegate dalla realtà: la pressione terroristica statunitense ha contribuito ad alimentare ulteriormente tensioni e instabilità nei mercati energetici globali.
A cura di Mostafa Milani Amin

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