Agenzia Hawzah News – In una lettera rivolta a Papa Leone XIV, l’Ayatollah Arafi esprime il sostegno delle istituzioni seminariali iraniane alle posizioni etiche ed umane del Pontefice, sottolineando che esse rappresentano una fedeltà alla vera missione del cristianesimo.
Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera.
Col Nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo
وَلَتَجِدَنَّ أَقْرَبَهُمْ مَوَدَّةً لِلَّذِينَ آمَنُوا الَّذِينَ قَالُوا إِنَّا نَصَارَىٰ ۚ ذَٰلِكَ بِأَنَّ مِنْهُمْ قِسِّيسِينَ وَرُهْبَانًا وَأَنَّهُمْ لَا يَسْتَكْبِرُونَ
«E certamente troverai che i più vicini di loro nell’affetto verso coloro che hanno creduto sono quelli che dicono: “In verità, noi siamo cristiani”; ciò perché tra loro vi sono sacerdoti e monaci e perché non si insuperbiscono»
Egregio Papa Leone XIV,
onorevole guida della Chiesa cattolica nel mondo,
con saluti e rispetto,
in un’epoca in cui il silenzio di fronte all’ingiustizia è divenuto il linguaggio corrente dei potenti e di coloro che si proclamano difensori dei diritti umani, e molti leader mondiali hanno taciuto oppure, nei meandri dei calcoli politici, sono rimasti impigliati nella balbuzie dell’opportunismo, la vostra voce chiara e coraggiosa nel condannare il bombardamento degli innocenti, nel delegittimare l’uccisione di persone indifese e nel sostenere la giustizia e la libertà ha brillato come una luce nel cuore di questa notte oscura.
Noi, nelle istituzioni seminariali, apprezziamo queste vostre posizioni etiche e umane e riteniamo che:
In primo luogo: siate rimasto fedele alla vera missione del cristianesimo. Gesù Cristo (pace su di lui), che noi musulmani consideriamo tra i grandi profeti divini e al quale nutriamo fede e amore, fu messaggero di pace, misericordia e difesa degli oppressi. Ciò che oggi voi esprimete è manifestazione della stessa missione. Avete dimostrato che la sede del Vaticano può essere luogo di proclamazione della giustizia, e non altare del silenzio di fronte all’ingiustizia. Le istituzioni scientifiche, seminariali e accademiche, così come tutti i monoteisti e gli oppressi del mondo, si attendono con forza la continuità e il perseguimento di queste posizioni e la difesa dei più deboli.
In secondo luogo: avete dimostrato che la coscienza religiosa è viva. In un’epoca in cui si tenta di relegare la religione ai margini della vita morale dell’umanità, considerandola un fatto privato e inefficace, la vostra presa di posizione in difesa della vita degli innocenti dimostra che la coscienza religiosa può ancora essere la voce etica più forte nel mondo. Il vostro richiamo al castigo divino rivolto agli oppressori rievoca la tradizione dei profeti, che non hanno mai taciuto di fronte all’ingiustizia.
In terzo luogo: stringiamo la vostra mano per il dialogo interreligioso in difesa dell’umanità e dei valori divini. Il Sacro Corano invita a una parola comune tra le religioni:
قُلْ يَا أَهْلَ الْكِتَابِ تَعَالَوْا إِلَىٰ كَلِمَةٍ سَوَاءٍ بَيْنَنَا وَبَيْنَكُمْ
«Di’: “O Gente del Libro, venite a una parola comune tra noi e voi”»
Oggi questa parola comune è il rispetto della vita umana e la resistenza contro il crimine e l’ingiustizia. Dalle istituzioni seminariali dichiariamo la nostra disponibilità a una cooperazione più profonda con il Vaticano, per trasformare questa convergenza etica in un movimento globale a difesa degli oppressi; ricordiamo inoltre i precedenti dialoghi tra il seminario di Qom e il Vaticano e ribadiamo la disponibilità a proseguirli.
Riteniamo che tutti i profeti divini, da Abramo e Mosè a Gesù fino a Muhammad (pace su tutti loro), abbiano attinto da un’unica fonte di luce e che la loro missione sia stata la difesa della dignità umana, la lotta contro l’ingiustizia e la guida dell’umanità. Ciò che oggi compiamo è l’adempimento di questa responsabilità comune, destinata a rimanere nella storia.
Chiediamo a Dio Onnipotente — che ebrei, cristiani e musulmani invocano — di rendere saldo questo coraggio morale nelle istituzioni religiose, di diffonderlo nelle istituzioni internazionali e tra i governi del mondo, e di far giungere il giorno in cui la voce della giustizia prevalga sul fragore delle bombe e dei demoni.
Con il massimo rispetto e apprezzamento,
Alireza Arafi
Direttore dei seminari religiosi
Repubblica Islamica dell’Iran
A cura di Mostafa Milani Amin

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