Agenzia Hawzah News – Nel numero di questa settimana de L’Espresso, la copertina intitolata «L’abuso» accende i riflettori sulla realtà della Cisgiordania, raccontando, attraverso un’immagine simbolica e la citazione di una serie di reportage, le violenze, le tensioni e la crisi umanitaria nei territori palestinesi, nel contesto più ampio della guerra a Gaza e delle dinamiche internazionali. Di seguito il testo integrale dell’articolo.

Un uomo con kippah e peyot, i riccioli degli ebrei ortodossi, inquadra con il cellulare una donna che indossa un hijab in tessuto fantasia. Lui è un israeliano armato, lei una ragazza palestinese. Ma più che lo scontro di religioni o di civiltà, a colpire chi guarda “L’abuso” denunciato dalla copertina del nuovo numero de L’Espresso è la disumanità del ghigno sul volto del colono, mentre inquadra soddisfatto con il suo cellulare la ragazza araba dal volto addolorato, una delle vittime delle scorrerie sempre più frequenti in Cisgiordania.
È un’immagine dei soprusi quotidiani che subisce chi ha avuto la sfortuna di nascere nei territori che i coloni pretendono di occupare per realizzare il sogno del “Grande Israele”: un progetto che rimanda alla Bibbia e calpesta il diritto internazionale, come racconta Daniele Mastrogiacomo nell’articolo di copertina. E che viene costruito grazie a crimini continui dai coloni con il supporto dell’esercito israeliano, e senza alcuna concreta condanna da parte della comunità internazionale: il dolente articolo di Alae Al Said, scandito dal reportage di Pietro Masturzo di cui fa parte la foto di copertina, racconta una campagna di pulizia etnica che fa seguito al genocidio di Gaza.
Jacopo Mocchi da Tiro denuncia la spietata strategia militare israeliana contro il Libano, mentre Federica Bianchi incontra l’uomo che per un breve periodo ha, inutilmente, trattato per il rilascio degli ostaggi di Hamas, un risultato a cui Netanyahu non teneva affatto. Un articolo di Matteo Giusti ci ricorda che il Pakistan, artefice della fragile tregua decisa in questi giorni, è a sua volta impegnato in una guerra contro l’Afghanistan. Federica Bianchi firma un focus su come il caos dei prezzi provocato dalla guerra può spingere a investire sulle rinnovabili, mentre Valerio Berruti denuncia gli effetti della crisi sull’industria automobilistica. E il direttore Emilio Carelli, nel suo editoriale, ricorda che il costo, non solo economico, della guerra voluta da Netanyahu e Trump grava su tutti noi.
Le pagine di politica aprono con il calcio: perché dopo la disfatta che ha negato all’Italia i Mondiali, spiega Gianfrancesco Turano, si apre una corsa alle poltrone che sa poco di competenze e molto di “amichettismo di destra”: e questo proprio mentre il governo, scrive Giuliano Torlontano, inizia a fare i conti con la finanziaria. Il centrosinistra intanto si impantana nella ricerca di una “quarta gamba” che, scrive Carlo Tecce, assomiglia sempre di più al cassonetto dell’indifferenziata.
Sebastiano Messina scrive della crisi dei partiti, Alice Dominese scava nelle motivazioni del voto dei giovani, mentre Enrico Bellavia torna sulla tragicommedia che ha travolto il governo, da Piantedosi a Santanché (sostituita da Gianmarco Mazzi che, rivela Marco Antonellis, considera il Turismo solo un trampolino di lancio per ben altre ambizioni). E mentre Tomaso Montanari spiega perché la destra italiana è ancora fascista, Diletta Bellotti segnala le affollate manifestazioni contro la destra al governo in Giappone.
Un’inchiesta di Sergio Rizzo fa il conto degli sprechi del World Food Programme dell’Onu, mentre Eugenio Occorsio analizza il meccanismo che rende i giovani schiavi dei social. È un problema che dovrebbe essere affrontato con decisione dall’Unione europea che invece, scrive Alessandro Longo, è troppo debole verso le Big Tech americane che sono le prime responsabili: mentre in Italia si tende a dare, come sempre, la colpa ai giovani, fa notare Paolo Di Paolo.
Daniela Cavalieri e Donatella Mulvoni firmano un focus sul sistema giudiziario americano, che resiste faticosamente alle bordate di Donald Trump: ma mettere un limite allo strapotere del Presidente è compito prima di tutto dei parlamentari repubblicani, nota Carlo Cottarelli. C’è spazio anche per una storia genovese di edilizia popolare mancata (di Erica Manna), per nuovi sviluppi sull’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio (Antonella Napoli), per i nuovi affari in Portogallo dell’ex rettore di Messina, indagato per appalti e rimborsi. E Francesca Barra torna sulla vicenda del ristorante Noma che ha svelato stress e maltrattamenti nelle cucine più famose del mondo.
E L’Espresso chiude con un viaggio nel Premio Strega prossimo venturo (con articoli di Sabina Minardi e di Giuseppe Fantasia) e una chiacchierata di Emanuele Coen con il chitarrista dei Pixies, alla vigilia del tour che festeggia i quarant’anni della storica band. Alessandro Vespignani spiega l’importanza dell’interazione tra intelligenza umana e artificiale, mentre Giuseppe Tornatore ripercorre con Claudia Catalli la sua carriera da “Nuovo Cinema Paradiso” in poi. Si parla di serial televisivi a New York (di Beatrice Dondi) e di talk show su OpenAi (di Marco Montemagno), di teatro a Siena (di Nadia Cavalleri) e del paradosso dell’IA che accusa di plagio la vera autrice di una importante ricerca (di Diletta Huyskes). E Loredana Lipperini consiglia, come antidoto all’assuefazione ai piccoli e grandi orrori quotidiani, a tornare a “Cassandra” di Christa Wolf.
A cura di Mostafa Milani Amin

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