giovedì 2 aprile 2026 - 15:58
L’Iran, nel corso della sua gloriosa storia, ha visto molti aggressori, dei quali non è rimasta che l’onta

Il presidente iraniano denuncia gli Stati Uniti per aver preso di mira direttamente la popolazione civile e definisce gli attacchi alle infrastrutture strategiche un segnale di fallimento politico, non di forza.

Agenzia Hawzah News – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha indirizzato un messaggio al popolo americano, nel quale condanna gli attacchi statunitensi contro le infrastrutture vitali dell’Iran e ne denuncia le conseguenze politiche, umane e strategiche.

Nel testo, Pezeshkian si rivolge «a quanti cercano la verità» al di là delle «narrazioni manipolate», affermando che la guerra in corso non serve agli interessi reali del popolo americano, ma solo alla prosecuzione delle politiche aggressive di Washington. Secondo il presidente, i raid contro impianti energetici e industriali iraniani prendono di mira direttamente il popolo iraniano, aggravano l’instabilità regionale e alimentano una spirale di violenza e odio destinata a lasciare ferite profonde e durature.

Pezeshkian afferma che tali attacchi non rappresentano un segno di forza, ma l’espressione della confusione strategica e dell’incapacità americana di imporre una soluzione duratura. Sottolinea inoltre che la presenza militare statunitense nella regione ha ormai rivelato apertamente il proprio carattere aggressivo e minaccioso, ribadendo che l’Iran non ha fatto altro che rafforzare le proprie capacità difensive in risposta a pressioni, minacce e aggressioni esterne.

Nel messaggio, il presidente ricostruisce anche il progressivo deterioramento dei rapporti tra Teheran e Washington, indicando nel colpo di Stato del 1953 il momento in cui gli Stati Uniti intervennero apertamente contro la volontà del popolo iraniano, gettando le basi di una sfiducia destinata a consolidarsi nel tempo. A questo Pezeshkian aggiunge il sostegno americano al regime oppressivo dello Scià, l’appoggio a Saddam Hussein durante la guerra imposta, il lungo e soffocante regime sanzionatorio e, infine, le recenti aggressioni militari dirette contro l’Iran.

Pezeshkian rivendica che, nonostante guerre, sanzioni e aggressioni, l’Iran abbia continuato a rafforzarsi e a progredire in settori chiave come istruzione, sanità, ricerca e infrastrutture. Allo stesso tempo, denuncia il pesante costo umano imposto al Paese, osservando che nessun popolo può restare indifferente quando è costretto a pagare la guerra con «vite, case, città e futuro».

Sul piano politico, il presidente iraniano afferma che Washington si è lasciata trascinare in una guerra funzionale agli interessi israeliani, non a quelli del popolo americano, denunciando che il regime sionista vuole trascinare gli Stati Uniti in un conflitto lungo, logorante e costoso.

In chiusura, Pezeshkian invita il popolo americano a ignorare la propaganda mediatica e a guardare alla realtà dell’Iran contemporaneo, ribadendo che il Paese ha sempre resistito agli aggressori. «Di loro», conclude, «non resta che l’onta, mentre l’Iran continua a rimanere in piedi con fierezza».

A cura di Mostafa Milani Amin

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