Agenzia Hawzah News – L’alimentazione occupa un posto importante nella vita dell’essere umano, poiché ciò che mangia e beve incide sul suo corpo, sulla sua mente e sul suo spirito. Per questo l’Islam non si limita a indicare ciò che è lecito e ciò che è illecito, ma offre anche principi e raccomandazioni volti a preservare la salute e a promuovere un corretto rapporto con il cibo e le bevande. Il Nobile Corano afferma:
يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا كُلُوا مِنْ طَيِّبَاتِ مَا رَزَقْنَاكُمْ وَاشْكُرُوا لِلَّهِ إِنْ كُنْتُمْ إِيَّاهُ تَعْبُدُونَ
«O voi che avete creduto, mangiate delle cose lecite, pure e buone di cui v’abbiamo provvisto e ringraziate Dio, se è solo Lui che adorate!»[1]
«In verità, [Dio] vi ha solo proibito [il corpo de] la bestia morta [senza essere stata macellata secondo il rito islamico] e il sangue e la carne del maiale e ciò [la bestia] su cui sia stato invocato altro nome che quello di Dio [al momento di essere sgozzata]. Chi poi fosse costretto [a cibarsene], senza essere ribelle né trasgressore, ebbene, non farà peccato. In verità, Dio è clemente, benevolo»[2]
Senza dubbio, la salute è una delle più grandi benedizioni donate da Dio all’essere umano, e il bisogno di salute — e quindi di un’alimentazione sana — rappresenta la necessità quotidiana più importante e vitale, che accompagna l’uomo dalla nascita fino alla morte. Neppure i Profeti e gli Amici di Dio ne sono esclusi. Poiché le questioni legate alla salute fisica, spirituale e psicologica dell’essere umano influiscono profondamente sul conseguimento della sua felicità, la saggia religione dell’Islam ha espresso principi generali e fondamentali su questi temi, con l’obiettivo di guidare l’umanità; al punto che nel Nobile Corano si trovano oltre 160 versetti dedicati agli alimenti, ai cibi leciti e illeciti, e alla nutrizione.
L’esperienza ha dimostrato che ciò che l’essere umano mangia e beve influisce sul suo corpo, sul suo spirito e persino sui suoi sogni; per questo motivo, Dio l’Altissimo ha indicato alcuni cibi e bevande come proibiti e nocivi, e altri come leciti e benefici. I versetti coranici relativi all’alimentazione sono spesso accompagnati da due qualificazioni: ḥalāl e ṭayyib. Ḥalāl è ciò che non è vietato dal punto di vista religioso, mentre ṭayyib si riferisce a ciò che è puro e conforme alla natura sana dell’essere umano. Il suo opposto è khabīth, che suscita repulsione nella natura umana. In realtà, ḥalāl e ṭayyib indicano entrambi gli aspetti — spirituale e materiale — della salubrità degli alimenti e delle bevande consumate dall’uomo. In alcuni versetti del Corano si sottolinea anche il legame particolare tra il cibo puro e la pratica delle opere buone.
Alcune delle direttive divine in materia di alimentazione sono le seguenti.
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Gli animali di cui si consuma la carne devono appartenere alla categoria degli erbivori. Tra i quadrupedi, la carne di pecora, mucca, cammello, gazzella e di alcuni altri animali è lecita, mentre la carne dei quadrupedi predatori, dotati di denti aguzzi, artigli e unghie affilate — come il leone, la tigre, la volpe, la iena, lo sciacallo, il gatto e simili — è proibita. Inoltre, la carne degli animali leciti che non siano stati macellati secondo il rito islamico è anch’essa proibita. Tra le carni, si raccomanda il consumo di carne di pecora, di animali acquatici e di volatili. La carne migliore è quella fresca, e si consiglia di evitare, per quanto possibile, il consumo di carne cruda e di carne essiccata e salata.
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In una narrazione è riportato che il Messaggero di Dio (S) disse: «Il miglior nutrimento in questo mondo e nell’Aldilà è la carne»[3], poiché essa contribuisce alla crescita muscolare, rafforza il corpo e dona vigore alla vista, all’udito e ad altre facoltà. L’astensione prolungata dalla carne può causare deterioramento fisico; per questo il Profeta (S) affermò: «Chi non mangia carne per quaranta giorni, prenda in prestito del denaro, acquisti della carne e ne mangi»[4]. Tuttavia, è necessario evitare l’eccesso e la dipendenza dal consumo di carne. Il Profeta (S) disse: «Chi mangia carne per quaranta giorni consecutivi diventa duro di cuore»[5]. Dalle narrazioni dell’Imam Ṣādiq (A) si evince che consumare carne ogni tre giorni è una misura equilibrata.[6]
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Tra gli animali marini, sono leciti il consumo di pesci con squame e di gamberi. Anche la carne degli uccelli è lecita, ad eccezione di quelli privi di gozzo, ventriglio e sperone posteriore, oppure dotati di artigli, come l’aquila e l’avvoltoio.
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La forte insistenza di alcuni versetti e hadith sulla terra e sui vegetali, nonché la precedenza accordata alla frutta rispetto alla carne, costituisce un’indicazione dell’importanza prioritaria del gruppo alimentare vegetale rispetto a quello carnivoro. Nella Sura ʿAbasa (80), versetti 24–32, vengono menzionati otto tipi di alimenti vegetali e naturali, a conferma del ruolo centrale di piante e frutti nell’alimentazione umana: «Guardi dunque l’uomo il suo cibo! [Veda dunque] che Noi abbiamo versato l’acqua di [benefico] versare, poi abbiamo spaccato la terra di [benefico] spaccare, e in essa abbiamo fatto germinare grani, e viti, e verdure, e ulivi, e palmizi, e folti giardini, e frutta e pascoli, beneficio per voi e per i vostri bestiami».
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Il vino e ogni bevanda che provochi ebbrezza e annulli la ragione sono proibiti: «In verità, col vino e il gioco d’azzardo, Satana vuole gettare l’inimicizia e l’odio fra di voi, e trattenervi dal ricordo di Dio e dalla ṣalāt. Cesserete dunque?»[7].
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Nel terzo versetto della Sura al-Māʾida (5) vengono elencati undici tipi di alimenti proibiti:
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Carcasse
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Sangue
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Carne di maiale
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Animali morti per soffocamento, sia per mano umana che animale, o spontaneamente
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Animali morti per percosse, torture o malattia
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Animali precipitati da un’altura
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Animali morti per colpi di corna
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Animali uccisi da predatori
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Carni su cui è stato invocato un nome diverso da quello di Dio al momento della macellazione
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Animali macellati sugli idoli o davanti ad essi
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Animali la cui carne è stata spartita attraverso il gioco d’azzardo
In alcuni hadith si fa riferimento alle proprietà benefiche di determinati alimenti e frutti: il latte favorisce la pazienza, la gentilezza e la serenità; il miele stimola la memoria, purifica il cuore e dona guarigione; l’uva trasforma tristezza, angoscia e depressione in vitalità; i datteri promuovono la pazienza, la saggia pazienza e padronanza di sé e la tolleranza; le olive rafforzano la memoria; le mele rinvigoriscono il sistema nervoso e migliorano il colorito del viso.
Alcune raccomandazioni delle tradizioni islamiche riguardo alle norme di comportamento nel mangiare e nel bere sono le seguenti:
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Invocazione all’inizio e alla fine del pasto; l’Imam Ali (A) disse: «Garantisco che chi pronuncia il nome di Dio sul proprio cibo non sarà colpito da alcun dolore o sofferenza a causa di quel cibo»[8].
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L’Imam Ali disse all’Imam Hasan: «Se vuoi restare in salute e fare a meno del medico, osserva quattro regole: non mangiare se non hai appetito; smetti di mangiare quando non sei ancora sazio e l’appetito è ancora presente; inghiotti il cibo solo dopo averlo masticato bene; prima di dormire, soddisfa il bisogno fisiologico».[9]
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Lavarsi le mani prima del pasto e non asciugarle con l’asciugamano.
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Iniziare e terminare il pasto con il sale.
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Evitare di mangiare cibi troppo caldi.
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Evitare di soffiare sul cibo e sulle bevande.
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Non dormire immediatamente dopo aver mangiato.
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Prendere bocconi piccoli.
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Usare lo stuzzicadenti o spazzolarsi i denti dopo il pasto.
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Bere l’acqua in tre respiri, succhiandola, e non inghiottendola tutta in una volta.
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Non bere acqua durante il pasto.
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Non bere acqua subito dopo aver mangiato cibi grassi.
In definitiva, nell’Islam il mangiare e il bere non sono semplici necessità materiali, ma rientrano anch’essi nel cammino dell’essere umano verso la salute e la perfezione. Scegliere ciò che è lecito e puro, evitare gli eccessi e osservare le buone pratiche indicate dalla sharīʿa significa prendersi cura del corpo senza trascurare lo spirito, riconoscendo al tempo stesso nelle provvidenze divine una benedizione da accogliere con gratitudine.
Note
[1]. Corano: Sura al‑Baqarah (2), versetto 172.
[2]. Corano: Sura al‑Baqarah (2), versetto 173.
[3]. Wasāʾil al-Shīʿa, capitoli sugli alimenti leciti, capitolo 10, hadith 3 e 5.
[4]. Ibidem, capitolo 12, hadith 3.
[5]. Biḥār al-Anwār, vol. 62, p. 294.
[6]. Al-Maḥāsin, vol. 2, p. 470.
[7]. Corano: Sura al-Māʾida (5), versetto 91.
[8]. Al-Kāfī, vol. 6, p. 295.
[9]. Bihār al-Anwār, vol. 62, p. 267.
A cura di Mostafa Milani Amin

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