Agenzia Hawzah News – La disumanizzazione segue quasi sempre uno schema preciso e riconoscibile.
Prima si prende un gruppo umano. Poi lo si rappresenta con tratti deformati, animaleschi, grotteschi o “subumani”. Infine si contrappone quel gruppo a un ideale di “famiglia pura”, “società sana” o “popolo civile”.
È esattamente il modello usato nella propaganda razzista del Novecento:
- gli ebrei venivano raffigurati come parassiti, deformi, manipolatori;
- gli africani come bestiali o primitivi;
- gli arabi come selvaggi e sessualmente minacciosi;
- gli asiatici come invasori alieni.
L’obiettivo non è discutere idee o comportamenti.
L’obiettivo è togliere umanità a intere categorie di persone.
Questa immagine non è “umorismo nero”, “satira” o “libertà di parola”: è costruita usando codici visivi tipici della propaganda etnica e razziale. E infatti non critica individui specifici, ma trasforma interi popoli in caricature mostruose.
Dal punto di vista razionale e scientifico, inoltre, il messaggio è completamente infondato:
- non esistono gerarchie biologiche tra etnie;
- la criminalità dipende soprattutto da fattori socioeconomici, marginalizzazione e contesto;
- nessuna popolazione possiede caratteristiche morali innate;
- la genetica moderna ha demolito il concetto ottocentesco di “razze superiori” o “inferiori”.
Quando una persona inizia a vedere gruppi umani come caricature disgustose, smette di ragionare sugli individui reali.
Ed è precisamente così che nascono odio collettivo, discriminazione e violenza politica.
Una civiltà seria si fonda su analisi, dati e responsabilità individuale.
Non sulla zoologia propagandistica applicata agli esseri umani.
Mostafa Milani Amin

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