Agenzia Hawzah News – In un’intervista rilasciata alla nostra redazione, la psicologa Maedeh Pourgholi ha analizzato il fenomeno del suicidio da una prospettiva scientifica ed educativa, offrendo indicazioni pratiche per la prevenzione e il sostegno.
Secondo l’esperta, nella stragrande maggioranza dei casi (oltre il 90%), pensieri o tentativi suicidari sono legati a disturbi psicologici come depressione o disturbi della personalità. Anche quando il gesto sembra una reazione alle difficoltà della vita, è spesso il segnale di una sofferenza interiore profonda.
Due persone possono trovarsi in condizioni simili, ma solo chi ha una vulnerabilità psicologica può arrivare a pensare: «Non ce la faccio più, non ha senso continuare».
Segnali di allarme
- Isolamento improvviso
- Apatia e perdita di interesse per attività quotidiane
- Frasi come «Vorrei che la vita finisse»
- Autolesionismo, anche lieve, soprattutto negli adolescenti
- Interesse anomalo per farmaci o metodi di suicidio
Eventi stressanti come fallimenti affettivi o economici possono agire da innesco in soggetti già vulnerabili.
Cosa fare
- Prendere sul serio ogni segnale, anche se sembra lieve o provocatorio
- Capire che dietro ogni gesto c’è sofferenza reale
- Coinvolgere subito uno psicologo o consulente
- Informare con discrezione familiari o figure scolastiche
- Agire con calma, rispetto e senza creare clamore
Chi è in crisi spesso non chiede aiuto perché si sente senza speranza. È fondamentale che siano gli altri a intervenire, con supporto professionale e familiare.
Una responsabilità condivisa
La tradizione islamica considera la vita un dono sacro e la tutela della persona un dovere collettivo. Intervenire con sensibilità, con rispetto e senso di responsabilità, è parte del dovere morale che ciascuno ha verso il prossimo.

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